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A Denver si marcia per la pace

agosto 25, 2008

 Il volantino annunciava che sarebbe stata la manifestazione per la pace più imponente che Denver avesse mai visto. Ora, sarà stato il caldo torrido (38° Celsius) o il fatto che fosse domenica pomeriggio ma i manifestanti erano solo in poche centinaia e sorprendentemente educati (nell’attraversare la strada, tra l’altro chiusa al traffico, attendevano il verde del semaforo). Il corteo era un agglomerato di tanti mondi: giovani radicali, nostalgici pacifisti del ’68, molti simpatizzano per Obama e per il Partito Democratico, qualcuno, invece, lo considera un bluff e “un poltitico come gli altri”, mentre i più raffinati promuovevano il superamento del bi-partitismo.

Ad aver organizzato questa protesta-flop è l’associazione Recreate 68 che non si è fatta demoralizzare dall’esiguo numero di manifestanti e ha in agenda altri sit-in per i prossimi giorni. “Avremmo voluto vedere più gente ma siamo soddisfatti lo stesso”, ha raccontato Mark Cohen, organizzatore dell’evento. L’unico intervento degno di nota è stato il discorso tenuto da Cindy Sheehan, la madre di un soldato morto in Iraq che nell’estate 2005 iniziò un estenuante sit-in davanti al ranch in Texas del Presidente Bush, diventando il simbolo della protesta contro la guerra in Iraq.

  

Il corteo ha poi ripreso a camminare con due momenti di relativa tensione. Il primo sulla Broadway quando la polizia ha chiesto ai manifestanti di cambiare tragitto e una persona è stata arrestata per offesa pubblica, il secondo davanti al Pepsi center dove alcuni ragazzi hanno impedito agli accreditati di entrare. Ma dopo l’intervento di un addetto alla sicurezza tutto è tornato alla calma e il grupposcolo di “facinorosi” si è velocemente disperso. Nel pomeriggio davanti alla stazione di Denver alcuni veterani si sono uniti ai ragazzi di Recreate 68 portando striscioni con la scritta “Stop the War” e “4000 dead” mentre i più giovani urlavano “Funk the war” e “Send Texts not Troops”. Un ragazzo con una maglietta con il simbolo della pace e la kefiah legata al collo racconta di essere stato in Iraq due volte. “La prima nel 2003 quando ci fu l’invasione e la seconda nel 2005”. Spiega alla stampa locale come in due anni le condizioni fossero cambiate. “Gli obiettivi erano diversi, non stavamo più combattendo per diffondere la democrazia. Quando sono tornato nel 2005 non era più una guerra ma una vera e propria occupazione”. Più che i manifestanti della pace i veri protagonisti, in termini di quantità numerica, sono state le forze dell’ordine. Elicotteri che sorvolavano i cieli di Denver e polizia in bici che correva ai lati del corteo facevano parte del sistema di sicurezza messso a disposzione dalla “Mile High City” e che il Washington Post ieri definiva ironicamente come un improvvisa quanto improbaile imposizione della corte marziale e raccontava di agenti di viaggio che offrono ai residenti dei pacchetti vacanza con l’invito “Fuggite da Denver, finchè siete in tempo”.

Un centianio solo i poliziotti che presidiavano il Civic Center, da dove nella tarda mattinata è partita la marcia, e altrettanti nei pressi del Pepsi Center. In perfetta tenuta anti-sommossa, le forze dell’ordine pubblico non si sono fatte innervosire dagli insulti di un gruppo di ragazzi incappucciati che, seppur a debita distanza, tentava di provocarli con slogan, a volte anche insoliti. “Come ti senti ad avere in mano quel bastone con cui picchi le persone”, ha urlato una ragazza ad un poliziotto che in realtà più che il bastone teneva stretta tra le mani una piccola telecamera digitale. Per i quattro giorni della Convention la città ha speso 2,1 milioni di dollari soltanto per dotare la polizia dell’equipaggiamento per la protezione speciale. A sentire il sindaco di Denver, John Hickenlooper, “ospitare una Convention significa prepararsi al peggio e la regola è evitare imbarazzi politici”. Per cui, girando la città, è inevitabile imbattersi nella polizia a cavallo, in bici, in scooter, al volante, o nei corpi speciali distinguibili dagli altri perchè fanno da scudo umano alle vetture dei Vip.

articolo uscito su Il Riformista il 25 agosto 2008

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