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Clinton invita McCain ed è subito polemica

settembre 23, 2008

Hamid Karzai, Al Gore, Lance Armstrong, Bono, Gordon Brown, McCain e Obama. Bill Clinton chiama, tutti rispondono. Mentre il Presidente Bush sarà impegnato nel “canto del cigno” dal podio del 63 esima – e per lui ultima- Assemblea Generale delle Nazioni Uniti, i grandi leader internazionali e le personalità più influenti si incontreranno oggi al mega evento filantropico organizzato dalla Clinton Global Initiative, l’organizzazione bi-partisan fondata nel 2005 dall’ex Presidente americano, per discutere fino a giovedi 25 settembre sul clima, l’istruzione, la salute, i dirtti umani e la povertà. La CGI, oltre ad essere stata fortemente voluta da Clinton considerato dalla maggior parte degli americani come il miglior Presidente dai tempi di Dwight D. Eisenhower, ha una peculiarità rispetto ad altre ong che lavorano nello stesso settore. “Per diventare membro della CGI è necessario proporre un progetto per migliorare le sfide globali e impegnarsi attivamente affinchè venga realizzato”. Ha spiegato Matt Mckenna, portavoce dell’organizzazione. “Inoltre la Clinton Initiative non ha a che fare con la politica e Bill Clinton è felice di accogliere chiunque si mostri sensibile e attivo  in questo settore”. Il riferimento non è puramente casuale. Negli ultimi giorni si è sollevato un po’ di malumore, soprattutto tra i supporter di Obama, per la partecipazione di John McCain al meeting filantropico. “Strano che l’ex Presidente Clinton abbia invitato il candidato repubblicano che, a quanto mi risulta, non ha mai prestato troppa attenzione alla Clinton Initiative”, ha detto Alicia, una volontaria di Camp Obama a New York. “E non si capisce perchè McCain parlerà dal vivo mentre Obama sarà in collegamento via satellite”, conclude un po’ stizzita.

Nonostante tutte le buone intenzioni, è bastato inserire nella lista degli invitati il nome di entrambi i candidati alle elezioni che si è ripiombati nell’annosa questione se sia Clinton a non amare il senatore dell’Illinois o viceversa e se l’endorsement del primo “Baby Boomer President” sia sincero o solo strumentale ad una candidatura della moglie nel 2012. Tutte domande legittime che allo stesso tempo sono la cartina tornasole dell’approvazione che l’ex Presidente democratico, ancora oggi, raccoglie tra i suoi concittadini (secondo l’analista Gary Langer, autore della relazione “Historical Presidential Approval ratings” Clinton è stato l’unico Presidente americano, ad esclusione di Eisenhower, a lasciare la Casa Bianca con il consenso del 65% degli americani).  Due le tesi che giustificherebbero la partecipazione del candidato repubblicano. Secondo i più buoni, Clinton avrebbe deciso di far parlare McCain giovedi dal palco della Clinton Initiative per stancarlo in vista del primo dibattito presidenziale in programma per il giorno successivo, per i maligni il 42 esimo Presidente americano –sottobanco- farebbe il tifo per McCain. Che sia amore o odio (o tutti e due) quello tra Obama e Clinton non è chiaro. Rahm Emanuel, Presidente del House Democratic Caucus, ex consigliere di Clinton e amico di Obama, spiega che “i due si assomigliano molto nelle debolezze e nei punti di forza e sono entrambi due veri animali politici”. Ma è indiscutibile che ci sia molta distanza tra di loro. Clinton non ha mai visto di buon occhio il senatore dell’Illinois per due motivi. Obama appartiene ad una generazione che ha poco a che fare – e spesso non vuole avere nulla a che fare – con quella degli anni ’60: Clinton cercò di risolvere le divisoni con le nozioni di “New Democrat” e di percorrere quella “Terza Via” come la moderna alternativa  alla destra e alla sinistra ma fallì, in parte anche per lo scandalo della Lewinsky che confermò quello stereotipo che vuole i sessantottini uomini (o donne) indisciplinati. “Noi stiamo combattendo un nuova guerra”, è uno dei mantra della campagna di Obama che chiaramente vuole disfarsi di quel tipo di eredità. L’entrata in campo di un candidato afro-americano ha poi ridimensionato il consenso che Bill Clinton riscuoteva presso la comunità nera da cui era considerato “il Primo Presidente nero d’America”, come lo defini il Premio Nobel Toni Morrison. Lui che da giovanissimo è stato uno dei pochi delegati del Sud a organizzare battaglie per i diritti civili e a Yale l’unico a sedersi al “black table” della mensa universitaria si è sentito messo da parte da un giovane che lo attende per il passaggio della torcia.

uscito su Il Riformista del 23 settembre 2008

 

 

 

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