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Pensieri e foto

novembre 6, 2008

Voglio scusarmi per il mega ritardo con cui scrivo. Sono stata assorbita dall’atmosfera che la notte del 4 e ieri 5 novembre si respirava qui a Chicago. In qualche modo cercherò di recuperare. ma prima volevo condividere alcuni pensieri su questa elezione. Da fine gennaio ad oggi ho seguito Obama in circa 15 rallies, i comizi, che ha tenuto in Ohio, Indiana, California, Texas, Mississippi, Washington D.C., Pennsylvania, alcuni erano in piccole cittadine americane altre in grandi metropoli come Los Angeles. Ma qui a Chicago è stata un’altra storia. C’erano circa 225.000 persone di tutte le razze e l’età, come sempre, e come sempre si sono disposte ordinate sotto il palco e con tanta pazienza dopo ore di fila, mangiando pizza e hot dog, qualcuno giocando con i video game portatili o a carte, hanno atteso i risultati. Quando la CNN ha annunciato la vittoria di Obama, alle 22 ora locale (le cinque ora italiana) la folla è esplosa in applausi, balli, e tante lacrime. Non piangevano soli gli african americans, ma anche molti bianchi. E questo non l’avevo mai visto nei mesi precedenti. Anche alcuni commentatori dei più importanti network americani avevano la voce rotta. E non erano solo giornalisti neri, anche questo non l’avevo mai visto, se non nei giorni successivi all’11 settembre 2001. Poi il silenzio che si è sostituito alla musica che ha sempre fatto da cornice ai comizi di Obama  è stata l’altra cosa che mi ha colpito. Non faceva freddo, strano per Chicago che in questo periodo dell’anno raggiunge anche temperature sotto zero, quindi  Obama ha parlato per 15 minuti, ha ringraziato tutto lo staff, la sua famiglia, compresa la nonna morta il giorno prima di cancro, il neo Vice Presidente Joe Biden. Mi trovavo tra la gente, sono stata circa 40 minuti: per fortuna ero riuscita scappare dal recinto riservato ai media che per certi versi è veramente castrante e sempre troppo lontano dai protagonisti dell’evento, in questo caso erano le persone, oltre al Presidente. Per me è stato un discorso perfetto, racchiudeva perfettamente il senso dei 21 mesi di campagna elettorale e allo stesso tempo si rivolgeva ai 60 milioni di americani che quel giorno hanno votato per McCain. 60 milioni non sono proprio pochi, con questo non voglio dire che la vittoria di Obama non è stato un trionfo, ma che il ritorno ad una certa unità sarà un processo lungo e complicato. Le ferite inflitte dall’Amministrazione Bush sono profonde ma con dedizione, magari non in quattro anni, l’America ce la farà.

ora è tempo di foto

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