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On the road, marinando la scuola per il primo giorno di Barack

gennaio 13, 2009

Dietro i suoi mitici occhiali dalle lenti colorate Janis Joplin forse sgranerà gli occhi davanti ai 500.000 giovani che sono attesi a Washington per Inauguration Day mentre Jimi Hendrix probabilmente guarderà con invidia chi avrà l’onore di suonare l’inno americano per il primo presidente nero della storia degli Stati Uniti. A 40 anni esatti dal celebre festival di Woodstock, c’è una notizia che rattristerà i nostalgici di quegli anni perché, stando allo Student and Travel Youth Association, i ragazzi che hanno in mano un biglietto per Washington D.C. sono circa mezzo milione, un centinaio in più rispetto ai giovani che nell’agosto del 1969 nella piccola località di Betel, nello stato di New York, si ammassarono in tende, fango e sacchi a pelo per assistere all’evento più importante della storia della musica rock.

Inutile dire “i tempi cambiano” perché qualcuno potrebbe aggiungere “pure le trasgressioni” ma è certo che Barack Obama si aggiudica anche questo record. Basta farsi un rapido giro su Facebook o Myspace per rendersi conto del numero di ragazzi, tra i 13 e i 19 anni,  pronti a marinare la scuola e precipitarsi a Washington D.C. per assistere alla cerimonia di insediamento del neo presidente. Uno studente di un liceo nella contea di Montgomery ha messo on line la “Petition for NO SCHOOL Inauguration Day” già firmata da cinquemila giovani mentre un ragazzino di 13 anni, Myles Ambrose, invita i suoi compagni a non andare a scuola al grido “Skrew school im going to the Inauguration!” (marina la scuola, io vado a Inauguration Day). Intervistato dal Washington Post, il piccolo fomentatore ha raccontato di aver fatto richiesta per un accredito stampa in quanto membro della troupe televisiva della sua scuola ma è dubbioso di riuscirlo a ottenere “male che va” ha detto “mi stringerò tra la folla, insieme ai miei genitori” e ha confidato “mi sento un frustrato quando le persone non comprendono l’importanza di questo evento”. Ma Myles non è l’unico. Il diciottenne Ethan Plato non sente ragione e asserisce che nulla lo fermerà: né gli esami, né le spese, né tanto meno la traversata che dovrà fare per raggiungere la capitale americana dalla sua città in Canada. E sempre su internet i ragazzi si scambiano consigli su come arrivare a Washington in tempo e non perdere troppi giorni di scuola: viaggiare nella notte del 19 gennaio, preferibilmente sui pullman perché meno cari, precipitarsi lungo il Mall, la strada che porta a Capitol Hill dove si terrà la cerimonia, e saltare su un autobus subito dopo il mega evento, sono le indicazioni di massima dei giovani americani che, se tutto filerà liscio, un giorno ai propri nipoti potranno dire le fatidiche parole “c’era anche io”.

 

uscito su Il Riformista del 13 gennaio 2009

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