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Al gran ballo nella capitale del mondo

gennaio 20, 2009

“I’ll be part of history!”. Clelia Dumit, una signora di origini marocchine, sventola in aria la busta con l’invito al giuramento di Barack Obama. Insieme al marito studia con attenzione la piccola mappa, dettagliata e precisa, per capire a quale dei cinque check-point deve recarsi, molto prima delle 11.30, ora in cui inizia la cerimonia, e si mette al sicuro nella sua borsa i due ritratti in bianco nero del presidente e del vice presidente con autografo. Clelia, come molti altri, non si tiene dalla gioia tant’è che, nonostante la temperatura stia sotto zero, si sfila la pelliccia perchè l’emozione è troppo grande e a bassa voce ripete “sarà indimenticabile”. La storia è dentro quella busta: sull’elegante cartoncino color avorio con incisa la “bald eagle”, l’aquila dalle ali spiegate che da una parte tiene un ramo d’ulivo e dall’altra 13 frecce che simboleggiano le tredici colonie originarie, dove è iscritta la storia di Abramo Lincoln di cui in questi giorni ricorre il 200esimo anniversario della sua nascita e che fu il primo Presidente a parlare di  unità, cambiamento e prosperità. L’emozione è comprensibile, la signora Dumit è  tra quei pochi fortunati che potranno assistere dal vivo alla cerimonia organizzata con impeccabile precisione per l’Inauguration Day del 44 esimo Presidente degli Stati Uniti. Alle 12 ora locale Barack Obama, dieci minuti dopo il suo vice Joeseph Biden, pronuncerà le 35 parole che compongono la dichiarazione di giuramento “Io Barack Obama giuro solennemente che eserciterò lealmente l’incarico di Presidente degli Stati Uniti ed eserciterò le mie capacità al massimo per preservare, proteggere e difendere la Costituzione degli Stati Uniti d’America”. Questa frase sarà prima letta dal Presidente della Corte suprema John Roberts e ripetuta da Obama mentre terrà la mano sulla bibbia che fu di Lincoln sorretta, come vuole la tradizione, dalla moglie Michelle. e diventerà ufficialmente il primo presidente afro americano della storia statunitense. Una presidenza difficile, William Kristol sul New York Times  ha già definito Obama “another war President” alludendo al fatto che da Commander in chief dovrà misurarsi con tre ferite aperte nel medio oriente, Iraq, Afghanistan e Gaza, e da cui la comunità internazionale spera di ricevere ispirazione e soprattutto soluzioni ai propri problemi. Il discorso sarà l’altro momento chiave che Obama terrà questa mattina sulla tribuna eretta davanti al Campidoglio sotto la quale sono state poste 28 mila sedie (per i fortunati possessori dei biglietti migliori) mentre altri 240 mila posti in piedi sono stati riservati a chi ha ricevuto biglietti ordinari. Tutti gli altri affolleranno il Mall, il grande spazio verde che si estende da Capitol Hill al Lincoln Memorial, dove sono stati installati 24 maxi-schermi e dove è prevista la presenza di oltre un milione di persone. Da ieri Pennsylvania Avenue, la grande arteria che ospiterà la parata dell’Inauguration Day, che dovrebbe iniziare per le 14.30 ora locale,  è stata chiusa da transenne e affiancata da tribune temporanee per gli spettatori che potranno salutare il neo presidente con il suo vice che sfileranno su un’automobile fino alla Casa Bianca. Washington per una settimana ha cambiato faccia: non solo è diventata una città blindata con 8.000 poliziotti, 7.500 soldati, oltre 10mila membri della Guardia Nazionale, 600 agenti dell’Fbi che stanno presidiando la capitale da domenica  ma si è trasformata in una città festaiola dominata da foto, manifesti, coccarde con i colori della bandiera americana e gigantografie di Obama. L’ apertura dei festeggiamenti è avvenuta domenica pomeriggio con il mega concerto al Lincoln Memorial a cui hanno partecipato circa 400.000 persone e in cui, francamente, non sono mancati momenti di noia: sentire Marisa Tomei e Jack Black disquisire su Lincoln e sulla rinascita di una nuova libertà è stato troppo perfino per molti obamani doc. I festeggiamenti continuano anche al calar della luce. Oltre alle celebrazioni cosiddette ufficiali, il Washington Post elenca una serie di balli a cui è necessario presenziare, senza badare troppo alle spese: i biglietti infatti raggiungono anche i 250 $ a persona e nonostante la crisi imperante sono andati tutti esauriti. Da due giorni negozi e centri commerciali come Macys sono stati presi d’assalto dalle signore e signorine dell’upper class washingtoniana  a cui serve una mise degna del tour de force festaiolo a cui si dovranno sottoporre: abiti lunghi di Oscar de la Renta, scarpe italiane e borsette Gucci sono i capi andati a ruba. E per chi proprio non se lo può permettere, c’è sempre la geniale opzione dell’abito affittato e dei gioielli in prestito. Non c’è niente di male,  Inauguration Day è anche questo.  

uscito su Il Riformista il 20 gennaio 2009

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