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Monsoon divorce

marzo 24, 2009

“Talaq! talaq! Me lo sento urlare per strada ogni giorno da qualche ragazzo del quartiere, non smetteranno mai di prendermi in giro”. Mentre parla, Filomena si sistema il fermaglio tra i capelli scurissimi, chiude gli occhi e si morde le labbra per trattenere le lacrime.  La brutta parola che tutte le mattine la far star male significa divorziata ed  è un termine rubato al vocabolario arabo perchè in hindi non esiste. Il talaq è un marchio, che anche nell’India delle maximun cities come Nuova Delhi o Mumbai o delle cyber metropoli come Bangalore, viene impresso a fuoco sulle donne che si azzardano a chiedere il divorzio. Ma nonostante le difficoltà è in atto una rivoluzione, una Monsoon divorce, come è stata definita, che sta meravigliando tutti, le famiglie e specialmente gli uomini. La storia di Filomena è, infatti, emblematica dell’onda dei divorzi che negli ultimi tempi ha investito il subcontinente indiano: nonostante l’India sia il paese in cui si registra il  tasso di separazione più basso al mondo (circa il 6% delle donne ha il coraggio di portare la pratica fino in fondo), secondo alcuni dati del 2008 pubblicati da Times of India, rispetto a cinque anni fa, le cifre si sono quadruplicate a Kolkata e a Mumbai hanno raggiunto il 40%, l’unica eccezione sono le  zone rurali in cui il numero di donne divorziate non raggiunge l’1%. “La grande famiglia indiana è a rischio” spiega Shobhaa Dé, autrice del libro “Sposa: la verità sul matrimonio”, che da poco si è risposata e descrive come “impensabile fino a poco tempo fa questo nuovo trend. E’ tutto merito delle nuove generazioni”. Il coraggio delle trentenni di rompere con la cultura indiana rischiando di venir isolate dalle famiglie e dagli amici, non è passato inosservato. E come spesso accade internet è la cartina tornasole. I proprietari di shaadi.com, il sito più cliccato in India dove trovare l’anima gemella, da oltre un anno hanno dato vita a secondshaadi.com riservato ai divorziati o separati che vogliono darsi una seconda chance. Il fondatore del sito, Vivek Pahwa, era all’inizio convinto che le richieste sarebbero arrivate soprattutto dalle metropoli, dopo solo pochi mesi di vita, ha scoperto che oltre il 60% dei 25.000 iscritti proveniva dai piccoli centri e non dai grandi agglomerati urbani. Il motivo di questa rivoluzione sta nel rifiuto dei matrimoni combinati, seppur non tutti i giovani siano obbligati a intraprenderlo, e nell’influenza che la cultura indiana sta vivendo con lo sdoganamento dei film di Hollywood nei cinema, le ragazze che cambiano il proprio nome da “Sunita” a “Sarah” e all’approdo di multinazionali e banche americane come la Citibank American che arruolono personale locale. Il percorso che queste donne intraptendono non è privo di ostacoli. “All’inizio mia madre non voleva nenache vedermi, e sono andata a dormire da un’amica per un mese. Dopo averla convinta ad accettarmi a casa, non faceva altro che persuadermi a ritornare da lui per il bene di nostro figlio, in realtà lo fa ancora nonostante siano passati due anni, tanta violenza e frequenti”. Appena contraddiceva il marito Filomena veniva ripetutamente picchiata anche davanti al figlio che da alcuni anni soffre di epilessia e doveva rimanere in silenzio anche quando portava a casa altre donne.

Nonostante il divorzio la vita per Filomena non è ancora facile. Deve prendersi cura da sola del figlio perchè in India non c’è una disciplina legale che regoli la vita dei coniugi dopo il divorzio (questo significa nessun alimento) e resistere alle pressioni della madre che nonostante tutto la vorrebbe rivedere sposata.

Filomena con la sua amica Vandala

Filomena con la sua amica Vandala

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One Comment leave one →
  1. antonluigi maccagno permalink
    marzo 31, 2009 7:18 am

    i tuoi “appunti di viaggio” sono belli ed affascinanti come sempre. Grazie per queste splendide cartoline

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