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1984, una strage che non si dimentica

aprile 7, 2009

Ha avuto la medesima prontezza di riflessi di W.Bush nello schivare una scarpa. Palanippam Chidambaram, ministro degli interni indiano, è stato vittima del lancio di una scarpa durante una conferenza stampa. L’autore del gesto è un giornalista di religione sikh non soddisfatto della risposta del ministro sugli scontri del 1984 in cui furono uccisi a Delhi 2733 sikh, secondo i dati di una delle 6 commisioni che si occupò della strage.

Nonostante siano passati 25 anni, per molti, la rivolta scatenata in seguito all’uccisione di Indira Gandhi avvenuta il 31 ottobre 1984 ad opera delle sue guardie sikh, è ancora una ferita aperta. A peggiorare la situazione è intervenuta la decisone del CBI (Central Bureau of Investigation) di rilasciare Jagdish Tytler, un responsabile del partito del Congresso,  ritenuto uno dei capi della rivolta. Domenica scorsa, decine di sikh sono scesi nelle strade di Delhi per protestare chiedendo le dimissione del primo ministro indiano Manmohan Singh, anche lui di religione sikh.

La rivolta del’84 è viva non solo nei ricordi delle persone che l’hanno vissuta, nei parenti delle vittime e di coloro che hanno tentato di nascondere i sikh che cercavano rifugio, ma anche nei giovani che ne hanno solo sentito parlare o ne hanno letto sui libri. All’Università di Delhi, mi ha raccontato una ragazza, ci sono corsi di laurea sulla materia ed esisitono gruppi di sostegno per i superstiti degli scontri. TRa alcuni giorni sarà attivo anche un sito web della All India Sikh conference per fare chiarezza su quelle tragiche notti in cui migliaia di indiani sikh furono massacrati, bruciati vivi o linciati.    

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