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“L’Onda verde non vuole cambiare radicalmente il sistema iraniano. Vuole enfatizzarne gli aspetti democratici”. Intervista a Mohsen Milani di Foreign affairs

luglio 30, 2009

uscito su Il Riformista del 30 luglio 2009

La situazione in Iran si sta complicando. Ahmadinejad non riesce a formare un governo, l’Ayatollah Khamenei ricorre alla strategia del soft power mentre Mousavi, Karoubi e Khatami sembrano intenzionati a dare un’identità politica all’onda verde. Con Mohsen Milani esperto di Iran, professore e Capo del dipartimento di studi internazionali all’Università della South Florida, cerchiamo di fare chiarezza su quello che sta succedendo e sul ritorno a una “normalità a cui l’opposizione e l’attuale governo, compreso Khamenei, stanno lavorando”.

IRAN E USA. Partiamo dalla politica estera iraniana. Nel suo articolo uscito su Foreign Affairs di luglio, lei scrive “l’Iran considera gli Stati Uniti una minaccia esistenziale”. Perché?

Il pensiero più diffuso tra gli iraniani è che gli Usa non riconoscono la legittimità della Repubblica islamica e perciò sono determinati a modificarla. Come molti analisti che appartengono alla scuola realista, ritengo che i principali obiettivi del governo iraniano siano quello di sopravvivere all’interno della comunità internazionale e, certamente, di espandere il proprio potere. Il desiderio di rimanere in vita come Repubblica islamica è una delle chiavi per comprendere la politica estera iraniana. Deve considerare che scrissi l’articolo pubblicato da Foreign affairs prima delle elezioni del 12 giugno. Nonostante ciò, almeno dal punto di vista della politica internazionale dell’ Iran, non è cambiato granché anzi i fatti post 12 giugno confermano che la Repubblica islamica sta mettendo in campo tutto ciò che è necessario per rimanere al potere e quindi anche la visione che il governo iraniano ha degli Usa è la medesima, una minaccia.

MOUSAVI E L’ONDA VERDE. L’ex candidato Mir Hossein Mousavi chiede agli iraniani di non abbandonare le proteste. Tra alcune settimane Ahmadinejad giurerà come Presidente. Secondo lei, l’opposizione a cosa mira?

Ritengo che Mousavi, Karroubi e Khatami stiano da tempo lavorando a un grande progetto politico. Innanzitutto, sembrerebbe che vogliano trasferire le proteste dalle strade in un’arena più consona, vale a dire quella politica. Questo ci porta al secondo punto: i tre riformatori hanno in mente, già da alcuni anni, di mettere in piedi una coalizione vibrante simile a un fronte nazionale in cui inglobare prima di tutto i giovani e le donne che sono stati i veri protagonisti di queste settimane. Allo stesso tempo hanno bisogno dell’appoggio di altri segmenti della popolazione iraniana, i commercianti, la media borghesia per esempio, e per attirare questo elettorato sono obbligati a non avanzare richieste particolarmente radicali. Il terzo punto riguarda l’aspetto precipuo del movimento dell’onda verde e cioè la non violenza, Mousavi probabilmente vorrà accentuare questo aspetto. In sostanza gli oppositori di Ahmadinejad cercano di muoversi all’interno dei dettami della Costituzione del ’79, per cui non ambiscono a cambiare radicalmente il sistema iraniano ma vogliono enfatizzare e concentrarsi sugli aspetti democratici che sono presenti all’interno della Costituzione iraniana.

Luglio 2009. Proteste a Tehran

AHMADINEJAD, UN PRESIDENTE DEBOLE. L’attuale Presidente sembra in difficoltà non riesce a formare il governo. Ultimamente ha dovuto rinunciare a Rahim Mashaie come vice. Qual è il rapporto tra Ahmadinejad e il clero più conservatore?

Questo è un argomento molto complicato e sfaccettato. Ahmadinejad ha il sostengo di parte del clero ma ad alcuni, e non sono pochi, non è molto gradito. E’ vero che, sotto le pressioni di Khamenei, ha dovuto rinunciare a Mashaie come vice  ma alla fine lo ha messo a presiedere il suo staff, un ruolo chiave. Questa mossa ha infastidito tutti coloro che non sostengono Ahmadinejad, intendo la destra conservatrice, e che durante la sua campagna elettorale fingevano di essergli politicamente vicini. Ma una volta ottenuta la vittoria i suoi oppositori sono venuti allo scoperto e tentano in ogni modo di mettere in luce le sue debolezze e di gestirlo politicamente.

L’AYATOLLAH KHAMENEI E IL SOFT POWER. Negli ultimi giorni Khamenei sta usando toni più morbidi. Cosa ha in mente?

Sono perfettamente d’accordo nel dire che Khamenei sta ricorrendo al cosiddetto soft power. Ricordo che l’Ayatollah è una figura unica nel sistema iraniano, i Presidenti cambiano l’Ayatollah resta al potere fino alla sua morte. Khamenei, secondo me, vuole tornare ad essere quel organo decisionale super partes che non interferisce e non è fazioso così com’è previsto dalla Costituzione. Dopo settimane di violenze, l’Iran degli Ayatollah e l’Iran dell’onda verde vogliono tornare ad una normalità e l’abbandonare la violenza.

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