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Quando i miti crollano…

agosto 1, 2009

uscito su Il Riformista del 1 agosto 2009

Dan Rather pensieroso

“Mr.Fake but accurate” (il Signor sono un bugiardo ma preciso), “Stenographers for Obama” (stenografi per Obama) e potremmo andare avanti all’infinito. Molteplici e  colorati sono gli epiteti che i vigili blogger americani usano quando parlano di Dan Rather, mito del giornalismo americano: perché se c’è una cosa su cui gli americani non transigono, oltre alle scappatelle sentimental-erotiche dei loro politici eccezion fatta per Bill Clinton, sono le castronerie giornalistiche, soprattutto se questi granchi mediatici vengono pescati dai “miti”. In America i miti hanno un solo dovere: rimanere tali agli occhi del proprio pubblico pena l’abiura del popolo. Era il lontano 2004, la campagna elettorale di George W. Bush e John Kerry era entrata nel vivo e Dan Rather, allora conduttore del prestigioso e seguitissimo notiziario della Cbs Evening News mandò in onda una serie di documenti che accusavano Bush di aver voluto evitare di combattere in Vietnam. Ma i documenti erano apocrifi e l’anchor, che insieme a Walter Cronkite fu tra i massimi esponenti del “tell-it-like-it-is style”, fu costretto a chiedere scusa ai suoi telespettatori. Cinque anni sono passati, Rather si licenziò dalla Cbs ora conduce la trasmissione “Dan Rather reports” su HDNet, ma loro, gli americani, non dimenticano. L’etichetta di impostore del giornalismo a Rather proprio non gliele toglie nessuno, neanche i ricordi delle sue imprese giornalistiche, dalla storica copertura dell’assassinio di JFK alle interviste a Nixon durante lo scandalo Watergate fino a quella nel 2003 di Saddam Hussein durante l’invasione americana. E a quante sembra neanche Barack Obama c’è riuscito. Il web l’altro giorno è andato in corto circuito alla notizia secondo cui Rather, durante una conferenza stampa al blasonato circolo dell’Aspen Institute ha chiesto a Obama di istituire una commissione con il compito di monitorare i media pubblici per “salvaguardare il giornalismo e creare nuovi modelli giornalistici con l’obiettivo di tenere in vita i gruppi editoriali”. In realtà non si tratta di una idea campata in aria. La televisione pubblica negli Usa è giovane di età ma spesso agé in fatto di stile e di contenuti. Il presidente Lyndon Johnson alla fine degli anni Sessanta approvò, in nove mesi, il Public Broadcasting Act con cui fu creata la rete pubblica americana “un nuovo strumento per garantire la libera circolazione di idee in una libera società” fu scritto nella legge. Dopo oltre quarant’anni la NPR è considerata un autorevole fonte di notizie ma per i più giovani un po’ noiosa e soprattutto senza un quattrino: gli Usa, stando ad una ricerca dell’organizzazione “Free Press, reform media, transform journalism”, spendono solo un dollaro e 35 centesimi a persona per la televisione pubblica, somma irrisoria se si pensa che in Gran Bretagna la cifra sale a 80 dollari e in Danimarca e Finlandia arriva a 100 dollari. “C’è in gioco la sopravvivenza della democrazia americana” ha spiegato il giornalista nel suo appassionato discorso all’Aspen di alcuni giorni fa“ una stampa libera e indipendente è il cuore pulsante della democrazia. Questo problema non riguarda solo gli addetti ai lavori ma dovrebbe interessare tutti: i licenziamenti in massa dei giornalisti, la chiusura di molti giornali locali lederà, anzi sta già ledendo, quel compito di controllore che i media pubblici devono adempiere. E’ un tema di cui anche i cittadini americani devono interessarsi”. L’idea di Rather, dunque, non era male e probabilmente avrebbe ricevuto il plauso di buona parte dell’audience americana se però a pronunciarla non fosse stato lui. I commenti sul sito dell’Aspen Institute e in giro per la rete sono stati velenosissimi nei confronti del giornalista americano. “Rather è la vergogna del giornalismo americano. Dovrebbe starsene zitto” oppure “E’ vero lo stato di salute del giornalismo è pessimo, ma sentire pronunciare queste parole da Dan Rather che è stato tra coloro che hanno danneggiato la credibilità dei media, mi viene proprio da ridere” e ancora “Rather è semplicemente ridicolo, si sta proponendo come l’ennesimo Zar della comunicazione di Obama” (questa dichiarazione è in polemica con le trenta nomine di responsabili che il Presidente ha fatto nei primi sei mesi d’amministrazione). Finora Obama e il suo staff non hanno raccolto la proposta dell’ ex-icona giornalistica. Seppur il Presidente conosca bene Rather, da cui alcuni mesi fa è stato intervistato, non si è ancora pronunciato in merito. D’altronde, giornalismo azzoppato o meno, le urgenze alla Casa Bianca per ora hanno altri nomi: sanità e economia, at the top of the list.

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