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Le donne di Ahmadinejad

agosto 2, 2009
Foto Gianni Cipriano

Foto Gianni Cipriano

Se vuoi sapere quanto è libera una donna iraniana, vai a misurarele la lunghezza dell’hijab, più è corto più significa che è emancipata”. Barzelletta iraniana  

“Ahmadi!” “Ahmadi!” “Lunga vita al Presidente”. Ai piedi del palco dello stadio Azadi a Tehran dove Mahmoud Ahmadinejad ha appena terminato il suo discorso, Malihe Azimi, 20 anni, con il braccio teso in aria sventola un foglietto bianco. Cerca di farsi notare perchè vuole tornare a casa con un autografo del “suo” Presidente. “Noi ti sosteremo sempre” urlano altre donne che nonostante gli ingombranti chador neri si muovono agili e con sicurezza tra le 12.000 sorelle arrivate allo stadio per applaudire Ahmadinejad. Alcune, come Malihe, tengono in mano dei biglietti su cui hanno scritto le proprie richieste al Presidente convinte che una sua parola possa risolvere tutti i loro problemi, altre sollevano in aria i figli nella speranza di vedere Ahmadinejad accarezzargli una guancia.

Queste donne non vogliono sapere nulla di movimenti femministi, di chador banditi o di parità di diritti con gli uomini. “Tutte balle. Io ho votato Ahmadinejad perchè negli ultimi anni ha lavorato per gli uomini e per le donne iraniane” spiega Malihe “il nucleare è per tutti”. “Il Presidente è un uomo carismatico, è riuscito a proteggere l’Iran dagli attacchi stranieri” dice Maryam Bagheri che fa parte della associazione Zaynad, una delle due  organizzazioni di donne che hanno appoggiato Ahmadinejad alle elezioni del 12 giugno scorso. “Gli iraniani devono arrendersi all’evidenza. Ahmadinejad ha vinto”. Nonostante la politica repressiva e umiliante che il governo di Ahamdinejad e, in passato, il regime khomeinista hanno adottato contro 35 milioni di donne iraniane (alcuni esempi, le donne in Iran non hanno diritto al lavoro e alla scelta della professione, non godono degli stessi diritti dell’uomo in caso di divorzio, devono obbligatoriamente indossare l’hijab) alcune di loro, seppur in netta minoranza rispetto alla maggioranza delle iraniane, gli mostrano fedeltà e sostegno. “Queste donne pensano che la maternità sia l’unico ruolo a cui siano predestinate e non prendono in considerazione altro” spiega Isobel Coleman esperta di femminismo islamico “perciò in passato hanno sostenuto Khomeini e ora appoggiano la politica dittatoriale di Ahmadinejad”.   
 

uscito su Vanity Fair del 2 luglio 2009

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