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In campagna…come per l’Iowa

ottobre 1, 2009
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Foto Getty Images

In Italia si verifica spesso un episodio: dopo aver osannato un personaggio, lo stesso, dopo un po’ viene messo alla gogna, a volte per creare un diversivo perchè si è a  corto di argomentazioni e farlo dunque  diventare “un caso” al contrario, altre perchè ci ha profondamento deluso e ciò ci manda in delirio.  Mi sono resa conto che parlare male ovvero ricorrere al vetriolo per usare un’espressione che piace tanto a tanti colleghi, di Barack Obama è il nuovo sport. C’è chi ritiene che l’attuale Presidente degli Stati Uniti stia mettendo in atto una politica simile a quella di George W. Bush, soprattutto in politica estera, chi dice, invece, che di fatto non stia mantenendo le promesse sbandierate durante la campagna elettorale, e chi ama semplicemente fare il bastian contrario nella convinzione che se uno ci capisce di politica americana non può bersi tutto quello che racconta il Presidente dalla retorica ineffabile. Right?

No, soprattuttto nell’ultimo caso, tra l’altro molto diffuso. La nuova scommessa degli Obamas sulle Olimpiadi 2012 non vuole spostare l’attenzione dai problemi che  gravano sugli americani, vale a dire l’economia, un tasso di disoccupazione che sfiora l 10%, e la riforma sanitaria. Semmai è proprio il contrario. Mi spiego. Se domani Chicago, città natale di Michelle e di adozione di Barack, vincerà la nomination di città olimpica per il 2012, gli americani avranno un motivo in più, un ulteriore incentivo che si aggiunge alla loro indiscutibile e immediata capacità di reazione davanti alle tragedie, per riprendere in mano la loro vita e uscire dalla crisi nera. Olimpiadi sono sinonimo di più soldi nelle casse dello stato ma anche di milioni di riflettori puntati addosso che obbligheranno i padroni di casa ad arrivare puntuali, pronti e quasi perfetti al day one.  Sfida che, in genere, alletta due americani su…due. Va da sè che l’eventuale vittoria di Chicago, aiuterebbe Obama e la sua amministrazione a riguadagnare un po’ di simpatia tra i suoi cittadini e risalire, forse, nella classifica dei Presidenti più amati della storia americana. Vedremo se ce gli Usa ce la faranno, sta di fatto che ancora una volta, l’entusiasmo e la determinazione in America non rimangono solo bons mots ma spesso si trasformano in piccole o grandi vittoria, a seconda dei punti di vista.   

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