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Il mago Plouffe scrive il libro della vittoria

novembre 4, 2009

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Plouffe e Obama

uscito su Il Riformista del 4 novembre 2009

Il 25 giugno scorso quando si sono accese le luci nel teatro che ospitava il Festival internazionale della pubblicità a Cannes, il pubblico ha preso in mano il cellulare, il portatile o un semplice foglio di carta con penna e atteso che il neo-guru della comunicazione americana esprimesse il verbo. David Plouffe, lo schivo campaign manager di Barack Obama, che un anno fa l’attuale Presidente degli Stati Uniti citò nel discorso di ringraziamento nella notte di Chicago riferendosi a lui come “a un eroe dietro le quinte di questa campagna, l’uomo che ha costruito la migliore campagna elettorale nella storia degli Stati Uniti d’America” fu accolto dalla giovane platea come il re degli spin-doctor, la persona che ha permesso ad un afro americano, “altro, magrolino e dal nome buffo” di entrare nelle case di milioni di americani. Quella sera a Cannes, Plouffe non deluse gli aspiranti comunicatori e, con poche ma chiare parole, pronte per essere velocemente spedite nel cyber spazio attraverso twitter, facebook, o i blog, raccontò i segreti della mitica campagna 2008. “Nulla è più potente dell’autenticità, non siate schiavi del testo, le persone credono nel contatto umano” e ancora “bisogna essere ovunque- i veri vettori durante la campagna sono state le email e il web combinate sapientemente con una politica porta a porta”. Da quel giorno, in cui peraltro annunciò l’uscita del suo libro “L’audacia di vincere. La storia della vittoria di Barack Obama”, il master e commander della campagna presidenziale si è ritirato dalle scene fino a pochi giorni fa. Domenica alla trasmissione “Meet the press” della NBC ha inaugurato la promozione del suo libro, già  predestinato ad avere successo, e ha autorizzato Time magazine di questa settimana a pubblicare alcuni estratti del testo. Nell’audacia di vincere, Plouffe racconta come insieme a Obama e David Axelrod abbia dato vita a una formidabile forza politica in grado di abbattere, prima, la macchina elettorale dei Clinton e successivamente abbia affossato il partito repubblicano da quel momento ufficialmente in piena crisi di identità. “All’inizio eravamo in tre seduti ad un tavolo poi siamo diventati un vero team”. I numeri che l’ex campaign manager ama citare e che sparge lungo le 390 pagine sono indicativi della mole del lavoro: durante i 21 mesi di campagna presidenziale, fu creato il network Organizing for america basato su 13 milioni di indirizzi email di sostenitori che vogliono dare una mano alla creazione di un “laboratorio politico” ( e da cui il team Obama può ancora prelevare nominativi in vista delle elezioni di medio termine del 2010 per il rinnovo parziale del Congresso), furono poi spedite oltre 1 miliardo di email e le persone hanno donato quattro milioni di dollari cliccando sul sito del candidato democratico. “Avevamo un account su facebook e myspace, invece twitter, quando abbiamo iniziato, non aveva un grande seguito. Ma il vero motore è stata la vecchia scuola, cioè le email e il web, e con questo intendo i siti dei candidati. Abbiamo, sì, costruito un network sociale ma a farci vincere sono state i mezzi tradizionali”. Plouffe diventa in poco tempo il fondatore della filosofia R.E.I. “Respect, Empower, Include” rispettare, dare fiducia e includere che applica in ogni segmento della catena di produzione cominciando dal milione, e oltre, di volontari che riuscì a metter insieme e a galvanizzare al punto giusto. Ma sarebbe stato tacciato di autocompiacimento se nel testo l’autore non avesse inserito dei mea culpa: pur conoscendola il non aver preso in giusta considerazione la presenza ingombrante del Reverendo Jeremiah Wright “fu il caos, e francamente, ci spaventammo” scrive Plouffe “o anche essersi rilassati troppo dopo la vittoria in Iowa perdendo così le primarie in New Hampshire”, sono stati per il campaign manager due errori da cui tenersi alla larga. “L’uomo che odia farsi fotografare e che non grida mai” come l’ha definito Axelrod,  dedica, infine, ampio spazio al dibattito all’interno del Team sulla scelta del candidato alla vice presidenza e candidamente riporta alcune dichiarazioni di Obama, “Hillary è intelligente e disciplinata” ma a preoccuparlo, scrive Plouffe, era Bill Clinton che poteva essere una complicazione in più. “Se scelgo lei”, spiegò l’allora candidato democratico, “mi viene il dubbio che sul ticket saremmo più di due”.  Il resto è ormai storia.

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One Comment leave one →
  1. dani permalink
    novembre 5, 2009 10:25 am

    “La vecchia scuola, cioè il web le e-mail….” e qua ancora riempiamo le città con quei manifesti che non ho mai capito chi possono convincere….

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