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Strage a Fort Hood, quando la guerra è anche dentro casa

novembre 6, 2009

La strage di Fort Hood in Texas dove sono morte 12 persone e ne sono rimaste ferite 31 ci ricorda che gli Stati Uniti sono in guerra, in Iraq e in Afghanistan, ma anche a casa loro, nella testa di chi la guerra l’ha appena fatta o è in procinto di farla, di chi appena tornato dal fronte non ne può più di sentire nomi arabi o di muezzin che chiamano alla preghiera o inneggiano ad Allah perchè, e solo per questo, l’associazione con la guerra è automatica, di chi si spaventa al suono di una sirena che scambia per un autoambulanza che corre a raccogliere pezzi di umanità devastate. Le guerre che gli Usa stanno combattendo ormai da otto anni, sono tante, sono dentro e fuori l’America, sono nei veterani, nei ragazzi e nelle ragazze che partono, ritonano e spesso ripartono e nelle loro famiglie, amici, parenti e vicini di casa.  L’autore della strage si chiama Nidal Malik Hasan è uno psichiatra dell’esercito americano che doveva essere trasferito nelle prossime settimane in Iraq ed è americano, è nato in Virginia da genitori profughi palestinesi.  Dalla CNN e dalle altre televisioni continuano a ripetere che è un cittadino americano, che non è sposato, e che non ha figli e che si opponeva alla guerra, “questo lo sapevano tutti all’interno di Fort Hood”. Ma il nome Nidal Malik Hasan fa paura. Tant’è che alcune ore dopo la diffusione del nome del maggiore, il Council on American-Isalmic relation ha immediatamente condannato l’atto dell’uomo. “Appena abbiamo sentito che il nome era arabo abbiamo voluto rilasciare una dichiarazione, purtroppo questo è il mondo dove viviamo e spesso i musulmani vengono accusati di non condannare questi atti”.

Si pensava fosse morto ma nelle ultime ore è stato assicurato che Hasan è vivo e le sue condizoni sono stabili. Alcune risposte forse le darà lui , intanto si riflette  quanto la guerra faccia paura anche a chi, come il presunto omicida, aveva il compito di curare i traumi dei soldati che tornano dalla guerra, e agli americani in america che devono combattere anche dentro casa.

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