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Dove gli uomini non entrano

novembre 23, 2009

La locandina che Andrea Pazienza disegnò per "La città delle donne" di Fellini

Quando ho letto che per affittare una stanzetta nei Webster apartment (http://www.websterapartments.org/) una residenza al centro di Manhattan di 373 camere solo per donne,  bisogna aspettare mesi, mi sono chiesta il perchè alcune donne sentono la necessità di vivere, seppur per un breve periodo, lontano dagli uomini. Mi sono immaginata di entrare nella hall della casa e trovare signore buttate su divani impolverati a guardare passivamente la televisione bevendo il te’ nei soliti bicchieri di cartone o ragazze spedite contro la loro volontà dalla famiglia in quello che pensavo fosse una sorta di monastero nel cuore di New York . Ma non ho trovato nulla di tutto questo. Fondata nel 1916 da due cugini Charles and Josiah Webster, questa residenza non è aperta a tutte. Nel loro testamento i signori Webster hanno scritto a chiare lettere che la condizione per vivere nei Webster apartment è essere donne lavoratrici. “Quindi non ci sono pensionate, studentesse, disoccupate o turiste” mi spiega la signora Lienhard, manager dei Webster apartment. L’unica eccezione sono i gruppi di stagiste, che seppur non retribuita, esercitano comunque una professione. Alla signora Lienhard che mi accompagna in un giro tra gli immensi saloni della residenza dico che l’aria che si respira trasmette pace e grazia. “Si è vero anche a me dà questa sensazione”, mi risponde e aggunge “la maggior parte viene qui per concentrarsi sul lavoro, non vogliono troppe distrazioni, stanno per due o tre mesi e poi tornano nelle loro città”. La signora Lienhard conosce molto bene le donne, da undici anni gestice la residenza dopo aver lavorato come assistente sociale nel Lower East side nella New York pericolosa e malfamata degli anni’ 70 e ’80. Le sue ospiti, che per una stanza, le pulizie giornaliere e due pasti al giorno pagano 1.060 $ al mese (vi assicuro pochissimo x New York!!) – sono in genere ventenni o donne in carriera “molte lavorano nel campo della moda, alcune sono infermiere o manager in trasferta e preferiscono vivere in un ambiente senza uomini per evitare distrazioni e concentrarsi sul lavoro”.  Mi spega in cosa  le ragazze di oggi sono diverse rispetto a quando era giovane lei “quando le vedo uscire dalla residenza vedo delle donne sicure di loro stesse, sempre all’ultima moda ed eleganti, 30 anni fa, le assicuro, non era così”. Le regole del Webster sono poche ma inderogabili “E’ necessario rispettare gli spazi in comune, gli uomini possono far visita ma non possono andare oltre al primo piano e quindi nelle stanza  ma la sera non c’è nessun coprifuoco e le signore  possono rincasare a qualsiasi ora perchè abbiamo un portiere 24 ore su 24”.

Passeggiando nei lunghi corridoi della residenza penso a una delle mie poetesse preferite Sylvia Plath che nel “The Bell jar”, la campana di vetro, raccontò la  vita di un gruppo di giovani ragazze  che vivevano al  Barbizon celebre Hotel di New York per sole donne. E quando la signora Lienhard mi mostra i “beau parlors”, delle piccole stanze, senza porta, scavate nella parete e destinate alle chiacchiere più intime è facile immaginare Esther la tragica protagonista del romanzo della Plath che  sognante osserva in silenzio le giovani donne di adesso “così ben vestite e sicure di loro stesse”.

 

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