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Stile Obama, la nuova era chic delle cene di stato

novembre 26, 2009

uscito su Il Riformista il 26 novembre 2009

Simbolismo e sostanza. La prima cena di Stato dell’era Obama è stata una perfetta rappresentazione allegorica dello stile meno convenzionale ma non per questo vuoto di significato che Michelle e Barack Obama hanno portato a Washington D.C. capitale degli Stati Uniti e di un’etichetta da troppo tempo démodé. Dopo l’epoca sobria di George W.Bush che organizzò solo sei cene di stato e quella di Bill Clinton che ha all’attivo ben 29 gala, vedremo se gli Obamas propenderanno per l’understatement, causa crisi economica, o per un profilo più gaudente. Per ora, secondo Jill Dougherty, storica corrispondente della Casa Bianca per la CNN Michelle e Barack hanno superato a pieni voti il primo test “unendo alla perfezione il cerimoniale con la politica” e anche il Washington Post ha tessuto le lodi della coppia presidenziale definendo la cena “una notte da ricordare”. L’obiettivo principale era quello di rendere omaggio agli ospiti d’onore, il Primo Ministro indiano Manmohan Singh accompagnato dalla moglie Gursharan Kaur -alla loro terza cena di stato americana -e all’India. Dal menù all’abito di Michelle, un elegantissimo abito color champagne impreziosito da ricami floreali e disegnato per lei da uno stilista indiano, dagli addobbi alla scelta della musica, tutto è stato strategicamente calcolato per celebrare e rinforzare la relazione tra gli Stati Uniti e l’India, una delle potenze economiche emergenti e la più grande democrazia al mondo. Il menù, tipico esempio di cucina eco-friendly in cui nessun ingrediente è dominante e, fatta eccezione per i gamberetti al curry verde, la carne è stata bandita, prevedeva antipasti a base di rucola, coltivata nell’ormai celebre orto della First-Lady, gnocchi di patate arrosto con salsa al pomodoro piccante e speziata, ceci e zuppa di gombo e tortino di zucca. Al timone della cucina presidenziale c’era il cuoco Marcus Samuellson, nato in Etiopia, cresciuto in Svezia e residente negli Usa, appositamente scelto dalla coppia presidenziale per le sue deliziose portate fusion. Chi è del mestiere, come Desirée Rogers, P.R. della Casa Bianca e insieme a Michelle Obama regista della serata, sa che in queste occasioni sono i dettagli a fare la differenza. Il New York Times si sofferma sugli addobbi scelti per rendere più attrattiva la tenso-struttura utilizzata per ricevere i 320 invitati al gala “lo staff ha deciso di organizzare la cena sul prato della Casa Bianca e per l’evento ha cambiato fiorista e utilizzato le magnolie del giardino della dimora presidenziale per rivestire i tavoli e i lampadari”. Ma il who’s who, ovvero la lista dei fortunati ad essere invitati e gli abiti indossati dalla First lady e dagli ospiti, sono passati sotto l’attento scrutinio dei media americani. Il Washington Times ha voluto sottolineare la massiccia presenza di “importanti finanziatori” della campagna elettorale di Barack Obama. “Alla prima cena di Stato del Presidente ha partecipato una frotta di star hollywodiane, grandi donatori e influenti uomini di potere delle lobby washingtoniane” lamenta il quotidiano conservatore. L’occasione era decisamente ghiotta per rivendicare quella “relazione strategica” definita così da Singh durante il brindisi, su cui negli anni avvenire entrambi i Paesi devono puntare. In perfetto stile bi-partisan sul tappeto rosso si è assistito ad un incontro/scontro tra Hollywood, da sempre dimora del cinema mondiale, e Bollywood, la fucina di giovani talenti da anni in continuo fermento: star americane come il regista Steven Spielberg, Ari Emanuel, fratello di Rahm Emanuel e importante agente cinematografico, Jennifer Hudson che si è esibita nel dopo-cena erano i rappresentati americani da parte indiana c’erano la scrittrice Jhumpa Lahiri e il musicista e Premio Oscar per il film “Il Milionario” A.R.Rahman, anche lui protagonista di una performance ma a telecamere spente. A rappresentare il mondo politico-economico dei due colossi sono stati invitati Colin Powell, Nancy Pelosi, John Kerry e Hillary Clinton- entrambi senza i rispettivi consorti- il Premio Nobel Amartya Sen e il sindaco di New York Michael Bloomberg, e per la prima volta dal 1848, anno in cui le cene di stato furono inaugurate, le porte del Gran Gala sono state aperte anche a decine di staffers della Casa Bianca. Applausi anche per la mise della First Lady, attenta non solo alla scelta dell’abito, ma anche degli accessori: orecchini pendenti abbinati a una cascata di chudi, i tipici bracciali indiani in oro e diamanti, hanno ufficialmente inaugurato l’Obamas’ way di fare diplomazia. 

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