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Il No Berlusconi Day sbarca a New York. Times Sq anti-Cavaliere

dicembre 2, 2009

uscito su Il Riformista del 2 dicembre 2009

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“Ma stai con il Pd o con Di Pietro?”. Alle 8.30 di mattina l’interminabile fila allo Starbucks sulla tredicesima dove i clienti in rigoroso silenzio e con devota pazienza attendono il proprio caramel latte brulè con panna viene animata da un tipico dialogo tra italiani, non si parla di calcio ma di politica. Meglio. Di Berlusconi. “Guarda con nessuno dei due e neanche con Grillo per la precisione”. Alain de Carolis è l’organizzatore, insieme ad un piccolo gruppo di giovani italiani, del No Berlusconi Day che si terrà a Times Square a partire dalle nove di sabato mattina in concomitanza con decine di altre proteste contro il cavaliere in Italia e in Europa. “Alcune settimane fa un lettore del mio blog, che se non ricordo male è l’organizzatore del No Berlusconi Day di Savona, mi ha proposto di organizzare questo evento” e così Alain, 30 anni programmatore di computer, a New York dal luglio del 2007 si è rimboccato le maniche, ha messo mano al suo portafogli e ha allestito un piccolo network di “anti-berluscones” che poi tanto piccolo non è. Infatti, il giovane nato a Martinsicuro in Abruzzo è un vero intenditore di internet, social network e un detective delle notizie finite nel dimenticatio: il suo blog ww.alain.it viene visitato ogni giorno da oltre 300 lettori raggiungendo dei picchi sbalorditivi quando  mise on-line una serie di articoli del 1998 pubblicati dalla Padania e, apparentemente scomparsi, in cui Berlusconi veniva accusato di essere colluso con la mafia sottoponendo al Presidente del Consiglio –udite, udite –  undici domande a cui non verranno mai date risposte. Non è stato semplice trovare i pezzi del quotidiano leghista che gli aveva rimossi dall’archivio ma con pazienza e grazia anche alla collaborazione di simpatizzanti dell’impresa, tutto è andata a buon fine. Ma questa ormai è acqua passata perché quella di sabato è un’altra opportunità per coloro che non vorrebbero più vedere Berlusconi seduto sullo scranno più alto di Palazzo Chigi di far sentire la propria voce e perché spedire a casa il Presidente del Consiglio, spiega Alain “è un dovere morale”. Alain non ha problemi nell’ammettere che a 19 anni votò a favore della scesa in campo del Cavaliere “allora non leggevo niente o quasi e guardavo solo la televisione” racconta “ma quando ho iniziato a interessarmi più alla politica e a informarmi sul serio non ho più commesso lo stesso errore”. Infatti, ora, eccolo qua, con la cartellina delle prove di stampa dei volantini, che paga di tasca sua, in comunicazione con Tiziana, mamma di due figlie, l’organizzatrice del No Berlusconi Day di Londra, e con la convinzione che la battaglia contro il Cavaliere non deve essere abbandonata. “Molti si potrebbero chiedere chi me lo fa fare e io gli rispondo che per me si tratta di un investimento nel futuro” e aggiunge “forse spenderò 160 dollari, 100 euro, niente di che se significa avere la coscienza a posto”. Finora sono 80 le persone che hanno risposto al richiamo del No Berlusconi Day e che sabato si vedranno sulla 42esima all’incrocio con Broadway. Alain pensa ne verranno di più “è un numero da non sottovalutare, molto alto se si considera che New York è una città dispersiva e così lontana dall’Italia. Inoltre mi pare che il Partito Democratico locale non sia ancora riuscito a mettere insieme tutte queste persone per un unico evento”. Si sa che gli italiani sono dei veri “politcal junkies”, come vengono chiamati da queste parti gli appassionati di politica e spesso quando si vive all’estero, un po’ per mantenere vivo il contatto con il proprio paese un po’ anche per  giustificare la propria fuga, il legame con la politica di casa nostra si trasforma in un intensissimo rapporto di odio e amore, soprattutto se il Paese di adozione è l’America. “In ufficio mi ridono tutti dietro appena si parla di Berlusconi” spiega Alain che specifica che la parolina in grado di far scattare le crasse risate dei suoi colleghi è “prostituta”. “Appena viene nominata una qualsiasi storia di prostitute, c’è sempre qualcuno che tira fuori l’associazione con Berlusconi, e questo” –mi assicura- “non succede agli altri colleghi indiani, a quelli sudamericani o a quelli del Bangladesh solo a noi italiani”. Che l’America non sia la Terra dei santi e delle vergini, questo è noto a tutti, ma “almeno qui si dimettono” sospira il giovane organizzatore ricordando la storia dell’ex governatore di New York Eliot Spitzer colto in flagrante in un hotel con annessa escort nel letto e subito dimessosi “in Italia invece no, o meglio, Berlusconi proprio non ci pensa”.

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