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Basi Usa come villaggi afghani, finti Talebani e set cinematografico per addestrare l’esercito americano

dicembre 3, 2009

uscito su Il Riformista del 3 dicembre 2009

Ashley Gilbertson for the New York Times

Seduta su uno sgabello di legno Tena solleva il burqa marrone dal viso. Dalla tasca dei pantaloni tira fuori un pacchetto di President light e si accende una sigaretta. A pochi metri da lei un gruppo di soldati americani si prepara a perlustrare il mercato del villaggio. Per quattro ore al giorno, ogni tre settimane centinaia di soldati americani prima di partire per l’Afghanistan vengono mandati nel campo di addestramento a  Fort Polk in Lousiana, vicino al confine con il Texas, per le simulazioni di guerra e di “nation building”. Tena ha 49 anni, da sei lavora come comparsa a Fort Polk ed è una delle 2000 persone tra sceneggiatori, esperti logistici e attori, alcuni reclutati dalle cittadine della Lousiana altri dalle comunità di immigrati negli Usa, che vengono assunte dall’esercito statunitense per ricreare scene di vita quotidiana afgana e dare la possibilità ai ragazzi in partenza di imparare le usanze, i costumi e esercitare un po’ di pashtun. I set dei campi come quello di Fort Polk sono attentamente ricostruiti sulla base dei rapporti dell’intelligence americana: ci sono moschee dalla cupola d’ora, macchine sventrate da bombe sul ciglio della strada, piccoli mercati spesso teatri di violenza nei veri villaggi afgani, uffici provinciali, poliziotti, donne e bambini, tutti vestiti alla maniera locale con qmis e burqa e perfino un Hamid Karzai con indosso il karakul, il tipico copricapo dei musulmani dell’Asia centrale. “Il nostro obiettivo” ha spiegato al New York Times il Colonnello Jon S. Lehr a capo delle esercitazioni a Fort Polk “è quello di creare un ambiente verosimile e preparare i nostri soldati anche al peggio”. Oltre alle azioni di combattimento, ai militari americani viene chiesto di interagire con gli “abitanti” del villaggio, scambiare qualche parola nella lingua locale, mangiare e bere con loro lo shai, il tè afgano. Il centro di addestramento di Fort Polk non è nuovo a questo tipo di esercitazioni. Quarant’ anni fa venne scelto dal Ministero della difesa americano per addestrare la fanteria in partenza per il Vietnam. In questo caso furono  allestite paludi e scenari fangosi per le esercitazioni di guerra e da allora è stato utilizzato anche per il training dei militari diretti in Iraq e Bosnia. Ma a differenza di 40 anni fa, la parola d’ordine nella strategia americana in Afghanistan è “counterinsurgency”, proteggere i centri abitati, addestrare la polizia locale e procedere alla ricostruzione del paese. Uno degli ostacoli più difficili da superare è la lingua, i ragazzi americani hanno poco tempo per impararla e una volta sul posto si trovano spesso davanti a situazioni di grande pressione psicologica in cui quei pochi termini imparati a memoria durante le esercitazioni non vengono in mente. Per tentare di risolvere il problema a Fort Polk e in altri campi vengono assunti gruppi di immigrati afgani, in genere uomini, che insegnano ai militari un po’ di Pashtun mentre le donne spiegano le regole di comportamento da adottare in una società islamica come Al-Saedi nata a Kabul e che lavora come traduttrice e comparsa per il centro di addestramento della Guardia Nazionale in Florida. “Cerco di insegnare loro il più possibile in modo tale che si sentano sicuri una volta arrivati in Afghanistan”. Quello che a qualcuno potrebbe sembrare una perdita di tempo, per questi ragazzi è un momento fondamentale nel loro addestramento perchè come spiega Al-Saedi anche “un solo gesto, mal interpretato, potrebbe essergli fatale”. 

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  1. dicembre 4, 2009 1:59 pm

    uhm..sai che sono molto perplesso; il fatto che un addestramento militare, per una VERA GUERRA, perchè di guerra si tratta, con morti e feriti reali, venga realizzato in una specie di cinecittà, come se fosse un set cinematografico, come se reale non fosse, mi lascia dei dubbi su come questi soldati possano affrontare una guerra reale, dove loro sono i protagonisti, ma non di un film o di un videogioco.

    Non mi sorprendono poi alcuni gesti crudeli, come le torture, se chi le pratica non abbia un concetto di realtà, non abbia una aderenza totale a ciò che è effettivamente la guerra, la morte….non so..sono davvero molto perplesso

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