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Obama verde sotto attacco. Sconfitto anche Bloomberg

dicembre 6, 2009

uscito su Il Riformista del 6 dicembre 2009

La notizia che la visita di Barack Obama al vertice sull’ambiente di Copenaghen non sarà più una toccata e fuga ha rasserenato la giornata di ieri del governo danese “la leadership globale e la sua forte attenzione per i cambiamenti climatici sono cruciali per i negoziati di Copenaghen” ha spiegato il primo ministro Lars Lokke Rasmussen. Ma se in Europa alcuni plaudono il gesto simbolico di Obama di spostare la data della sua partecipazione al summit dal 9 al 18 dicembre in concomitanza con la delicata fase della chiusura dei lavori, in America la decisione del Presidente ha messo in agitazione il nutrito gruppo degli anti-ambientalisti.
I convinti assertori che il summit sull’ambiente sia una perdita di tempo e che l’America di oggi, con deficit e tasso di disoccupazione altissimo, non possa sostenere le “spese verdi” sono capitanati da  James Inhofe, senatore repubblicano dell’Oklahoma, che tempo fa dichiarò “il surriscaldamento globale è la più grande bufala mai esistita”. Forte dello scandalo del Climategate in cui noti accademici inglesi hanno ammesso di aver falsificato dati sull’effetto serra per avvalorare le teorie sul clima dell’ex Vice Presidente Al Gore autore del documentario “An inconvenient truth” e premiato con due Oscar, ha dichiarato che “è disonesto da parte del Presidente Obama attendere il vertice sull’ambiente a Copenaghen per dichiarare che gli Stati Uniti taglieranno le emissioni nocive. Il Presidente sa molto bene” ha spiegato Inhofe “che la legge proposta dai democratici  Henry Waxman ed Ed Markey non ha nessuna speranza di passare al Senato perché i numeri non ci sono”. La proposta di legge che da mesi è ferma alla Camera alta del Congresso prevede che gli Usa taglino del 17% le emissioni dei gas serra entro il 2020 ma, insiste Inhofe, “ad oggi coloro che la voterebbero sono 28 e il quorum è 60”. Dunque, argomenta il senatore repubblicano “Obama a Copenaghen farà promesse che sa già che non potrà mantenere”. Dai tempi del primo mandato di George W. Bush Inhofe, insieme ad altri colleghi repubblicani e democratici, è impegnato nell’affossamento dell’allarme sul surriscaldamento globale. Sul tema ecologico, il Congresso americano è diviso tra i – pochi-  ambientalisti convinti come la senatrice e Presidente della Commissione sull’ambiente Susan Boxer che recentemente ha affermato che il surriscaldamento terrestre potrebbe diventare una minaccia per la sicurezza nazionale destabilizzando i Paesi in via di sviluppo, e gli scettici –la maggior parte dei parlamentari- che ritengono sia un problema da ridimensionare. A sostegno delle tesi di Inhofe e dell’ambiguità delle promesse che Obama molto probabilmente farà a Copenaghen, c’è anche Jim Webb, ex candidato alla poltrona di Governatore della Virginia, lo stato del carbone. Il senatore democratico in una lettera ha chiesto al Presidente americano “di non impegnare il Paese in accordi che non potrà mantenere senza l’approvazione del Congresso”. Le divisioni all’interno del Parlamento Usa sull’ambiente riflettono i dubbi degli stessi americani.  Pochi giorni dopo l’esplosione del Climategate, che sta seriamente mettendo a rischio la reputazione di Al Gore, la società di sondaggi Rassmussen ha diffuso uno studio secondo cui il 46% degli americani ritiene che il surriscaldamento globale sia un problema importante, il 36% non lo ritiene degno di nota e il 18% è indeciso. La riprova dell’esistenza di un’onda scettica sul problema è l’eclatante bocciatura del mega piano verde del sindaco di New York Michael Bloomberg. Nel 2007 Bloomberg inaugurò il progetto PlaNYC per trasformare la Grande Mela nella città più ecologica al mondo. La normativa prevedeva che tutti gli edifici oltre i 4000 mq di superficie avrebbero dovuto possedere un cosiddetto “passaporto energetico” che  ne certificasse la corretta efficienza, ma l’idea è stata affossata dai proprietari degli oltre 22.000 edifici perché ritenuta troppo costosa. Neanche le parole di Martin Luther King, “il grande problema di oggi è che abbiamo lasciato che i mezzi con i quali viviamo abbiano superato gli scopi per i quali viviamo”, che Bloomberg orgogliosamente pronunciò il giorno del lancio del progetto sono riuscite a convincere i newyorkesi.

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  1. aprile 16, 2011 10:08 am

    iU48m8 Very true! Makes a change to see smoeone spell it out like that. 🙂

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