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IL RITORNO DI MCNASTY

dicembre 17, 2009

Foto Chip Somodeville, Getty Images

 uscito su Il Riformista del 17 dicembre 2009

 Un po’ più di un anno fa, il candidato repubblicano alle presidenziali 2008 ostentava con orgoglio un curriculum e una piattaforma politica da “maverick” indipendente. Al punto che i maggiorenti del partito gli affiancarono la pasionaria Sarah Palin per rafforzare le sue credenziali presso l’elettorato di destra. Mossa azzardata, perchè l’evidente inesperienza della Governatrice dell’Alaska costituì più una zavorra che un atout alle urne.
Quattordici mesi dopo la bruciante sconfitta, il 73enne senatore dell’Arizona è tornato in campo, più aggressivo che mai, nella veste del conservatore duro e puro. Da settimane John McCain sta sfruttando il dibattito sulla riforma sanitaria per appropriarsi del titolo di leader repubblicano, con la speranza di creare un nuovo centro di gravità all’interno del Grand Old Party. «L’uomo che non è riuscito a unire il popolo repubblicano un anno fa è cambiato – lo elogia la Fox- ora sta galvanizzando l’opposizione». Del McCain bipartisan si sono perse le tracce.
Archiviata la sua storia di “happy warrior”, dimenticati i sorrisi caustici e ben dosati nella lunga campagna elettorale e bruciata in nome di un’opposizione a tutto tondo la sua piattaforma politica che in tema di sanità poco si differenziava da quella del suo avversario democratico, McCain è diventato la spina nel fianco dell’amministrazione Obama. È vero che il senatore plaude alla strategia obamiana sull’Afghanistan, ma, per il resto, non fa sconti.
Dal giorno dell’insediamento di Obama alla Casa Bianca, le sue arringhe contro la politica eccessivamente liberal del presidente americano sono diventate sempre più frequenti. «Io esorto, no, non esorto, chiedo al presidente degli Stati Uniti di porre il veto a questa legge» ha dichiarato sabato in un’intervista, riferendosi all’ennesimo – a suo modo di vedere – provvedimento che metteva le mani nelle tasche dei contribuenti.
E il senatore dell’Arizona è tornato nelle grazie dei media: negli ultimi mesi ha fatto il pieno di presenze televisive nei talk show più seguiti. Dalla Nbc alla Cbs, dalla CNN  alla Fox, McCain non si è fatto sfuggire nessuna occasione per ricordare agli americani che «il piano di riforma sanitario voluto dall’amministrazione americana è un suicidio per l’economia e per i cittadini americani».
Il nuovo McCain è tornato ad essere McNasty, il “cattivo”, come lo chiamavano all’inizio della sua ascesa politica per il suo temperamento aggressivo. I suoi commenti sono coloriti da espressioni rancorose e sarcastiche che spesso accompagna a grandi gesti plateali. «Il rapporto sui costi di Medicare sarà una pugnalata al cuore della riforma sanitaria» ha spiegato alcuni giorni fa alla rete televisiva Abc. Ma nella sua guerra contro gli eccessivi costi di Medicare – e le spese prossime venture previste per Obamacare – McCain è passato anche ai fatti: un mese fa ha denunciato l’Aarp, un’organizzazione di pensionati americani che sostiene il progetto di riforma democrat.
«L’Aarp – ha urlato durante una seduta in Senato – è una vergogna» e ha più volte puntato il dito contro presunti connivenze tra i legislatori democratici e le lobby farmaceutiche. «Chiamate la Casa Bianca – ha detto in un incontro con gli elettori repubblicani – e dite che volete un appuntamento, così anche voi avrete la chance di influenzare questa riforma».
La nuova strategia bellicosa del senatore – secondo alcune fonti americane – avrebbe compromesso i suoi rapporti con gli elementi più moderati del suo team elettorale: il suo vecchio amico e consigliere storico Mike Murphy non gli rivolge più la parola dalla scorsa estate mentre Mark Salter, l’alter-ego di McCain durante le presidenziali, una sorta di David Axelrod repubblicano, si è licenziato dallo staff del senatore dell’Arizona e ora lavora privatamente.
In questa guerra aperta con i democratici, i sostenitori della riforma sanitaria accusano McCain di far parte di quel progetto voluto dai repubblicani doc che consiste nell’affossare la leadership di Obama senza delle vere contro proposte. Il capo della maggioranza al Senato, Henry Reid, ha definito McCain «un voltagabbana senza vergogna» e ha aggiunto che «spero che il senatore McCain ritrovi il lume della ragione».
La sua storia politica di conservatore poco ortodosso, aveva indotto i democratici – Obama in testa – a puntare su di lui per avere una sponda bipartisan tra i repubblicani. Soprattutto sulla sanità. Ma ora McCain pare abbia tutt’altro in mente.

 

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