Skip to content

“Guantanamo, chiuderla per ora sarà molto difficile”. Intervista a Gregory Johnsen.

gennaio 6, 2010

uscito su Il Riformista del 6 gennaio 2010

La maggior parte dei detenuti nel carcere di Guantanamo sono yementi e lo Yemen è oramai divenuto nel corso degli anni il focolaio di Al Qaeda nella Penisola arabica. Per ora non sarà facile per Barack Obama procedere alla chiusura di Guantanamo”. Gregory Johnsen, tra i massimi esperti di Yemen negli Stati Uniti, collaboratore delle riviste politiche più prestigiose come Foreign Policy e l’Atlantic Monthly, co-autore di un blog sul terrorismo nella penisola arabica, spiega al Riformista che un “caso Yemen” c’è sempre ma che l’unione con i terroristi in Arabia Saudita ha dato loro coraggio nell’esportazione di attacchi terroristici fuori dall’area del Golfo.

Quanto è forte Al Qaeda nello Yemen?

Sappiamo che in Yemen c’è il quartier generale dell’ AQPA (acronimo di Al Qaeda nella Penisola arabica)  e nel corso degli anni la presenza di qaedisti in questo minuscolo Paese si è intensificata. Dal momento in cui le autorità saudite sono riuscite a cacciare dal proprio Paese alcuni delle menti di Al Qaeda, lo Yemen è divenuto il centro alternativo, il nuovo focolaio qaedista. Alcuni membri del gruppo terroristico di Osama Bin Laden sono ancora in Arabia Saudita ma oramai la Repubblica Yemenita viene utilizzata come base da cui far partire gli attacchi terroristici nella regione e, come abbiamo visto, anche fuori dall’area del Golfo. Penso che l’unione tra jihadisti-qaedisti sauditi con quelli dello Yemen abbia rafforzato in loro l’idea di poter organizzare attacchi fuori dalla loro area.

John Brennan, consigliere in materia di antiterrorismo di Barack Obama, ha dichiarato alla rete televisiva ABC che al-Qaeda nella Penisola Arabica conta centinaia di affiliati. Conferma?

E’ molto difficile da dire. Forse trecento. Il problema con i numeri è che spesso sono sbagliati. Ad esempio i due kamikaze che nel marzo 2009 si fecero esplodere a Hadramount e a Sanaa non facevano parte di questi trecento.

Ieri il Times di Londra ha scritto che una decina di ex detenuti del carcere di Guantanamo tornati nello Yemen sono entrati nei ranghi dell’ AQPA.  La chiusura di Guantanamo è a rischio e per ora è rinviata?

Ormai è chiaro a tutti che l’Amministrazione Obama non rispetterà la scadenza del 22 gennaio per la chiusura di Guantanamo. A parte i problemi interni, come l’eccessivo costo che comporta la definitiva chiusura di una struttura come quella di Guantanamo, si sono ora aggiunte altre macro difficoltà. Penso che il Presidente americano si trovi in un momento particolarmente delicato: la presenza di ex detenuti di Guantanamo nei ranghi di Al Qaeda nella Penisola arabica e quindi anche in Yemen sta decisamente complicando tutta la questione. Ma alla stesso tempo è bene ricordare quanto l’esistenza di questo centro di detenzione aiuti la retorica di Al Qaeda che utilizza spesso Guantanamo come l’emblema dell’imperialismo americano per fomentare odio contro gli Stati Uniti e l’Occidente.

Il problema del rimpatrio dei detenuti di Guantanamo dipende in parte dall’assenza di un vero e proprio programma di riabilitazione che il governo yemenita proprio non vuole attuare. Cosa ne pensa?

Dal settembre 2002 a dicembre 2005 il governo yemenita aveva un programma di riabilitazione per gli ex detenuti che provenivano da Guantanamo che però è stato un completo insuccesso. Successivamente il governo ha tentato di riorganizzare un altro programma ma con scarsi successi. A questo punto penso sia meglio non associare la liberazione dei detenuti di Guantanamo ai centri di riabilitazione che in Yemen praticamente non ci sono più.

Il governo del Presidente Ali Abdullah Saleh, secondo lei, è seriamente impegnato nella lotta al terrorismo contro Al Qaeda?

Lo Yemen sta lavorando contemporaneamente su diversi fronti. Oggi (ieri, ndr) il governo ha ordinato di rinforzare le milizie che si occupano della “caccia a Al-Qaeda” . Allo stesso tempo ha anche inviato altri militari nelle parte Sud del Paese dove è in atto una battaglia secessionista e al nord. Queste sono problematiche molto importanti che il governo del Presidente Saleh tenta da anni di risolvere.

Obama dice che lo Yemen “deve essere un partner da sostenere”. Il governo yemenita farà la sua parte?

Il governo yemenita sicuramente coopererà con l’amministrazione Obama. Nella sua ultima visita in Yemen il Generale Petraeus ha invitato il Presidente Saleh a ingaggiare una battaglia risoluta contro Al-Qaeda. Saleh ha immediatamente ordinato l’invio di milizie che, sfortunatamente, non furono all’altezza del confronto con i qaedisti che riuscirono anche a prelevare camion pieni di armi.

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: