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“Uscite e aiutate la gente!”. La voce dei superstiti su Twitter

gennaio 14, 2010

uscito su Il Riformista del 14 gennaio 2010

“It’s really ugly out there, if you are in Haiti go out and help”. Frederic Dupoux è stato uno dei primi a lanciare l’allarme del terremoto martedì sera. Ed è stato anche uno dei primi a mettere on line le foto della devastazione a Port-au-Prince, la capitale della piccola repubblicana haitiana. Proprio alcuni giorni fa Frederic raccontava sul suo blog di aver acquistato una macchina fotografica nuova, di quelle con cui è possibile girare video in alta definizione e inviarli all’istante. “Ora scendo in strada” scrive quando a Haiti sono le 9 della mattina “vi tengo aggiornati”. Twitter e tutte le nuove applicazioni del social network come Twitpic, ancora una volta si rivelano una piccola ancora di salvezza per chi improvvisamente si ritrova senza luce, senza internet, isolato dal resto del mondo. Ad Haiti in queste ore c’è un gran d’affare nell’inviare messaggi di rassicurazione o di aiuto. Anche la Casa Bianca nella notte di martedì con l’account “white house” si è allertata e ha cominciato a spedire parole di conforto agli haitiani e a tutti gli americani che hanno famigliari e amici nell’isola da sogno divenuta per moltissimi, milioni molto probabilmente, un inferno.

A woman stands in the rubble of her home the day after an earthquake hit Port-au-Prince, Haiti, Wednesday, Jan. 13, 2010. (AP Photo/Gregory Bull)

Molti si sono iscritti a Twitter poche ore dopo la tragedia. NoraSzeile inizia il suo racconto scusandosi perché non sa usare bene il social network ma chiede notizie sul Digicel Building. “E’ in piedi?” domanda Nora. Lo fa una, due, dieci volte. “E’ in piedi?” scrive con insistenza. Si ferma solo quando qualcuno la rassicura dicendo di sì. Una veloce ricerca su google spiega perché Nora fosse in ansia: l’edificio in questione è il più alto di Haiti e un eventuale crollo avrebbe potuto aggravare ancora di più la situazione. La rapidità con cui le persone scrivono i messaggi, si mettono in contatto tra loro, toglie il respiro e, nonostante l’apparente freddezza del mezzo, fotografa perfettamente una disperazione dilagante. La stampa locale è chiaramente la più attiva. Carel Pedre, un conduttore radiofonico, riesce a mettere sulla sua pagina di Facebook una decina di scatti presi minuti dopo il crollo di alcune abitazioni accanto alla sua. Riesce anche a contattare la CNN americana e per tutta la mattina, con l’aiuto della webcam utilizzando Skype, racconta in diretta a milioni di americani e di europei cosa ha visto. Poi stacca la connessione, scende in strada per mezz’ora, fa un piccolo sopralluogo, raccoglie gli MOS, the men on the street voice, e ricomincia appena il network si ricollega. Con il passare delle ore, il flusso di sms su twitter si intensifica. Alcuni provengono da zone non direttamente colpite dal terremoto.

“We felt that!”,“L’abbiamo sentito!”. Le prime persone che Luke Renner, americano che vive a Haiti con la sua famiglia, contatta via Twitter sono Wyclef Jean e Ann Curry. Due nomi non proprio sconosciuti agli americani: il primo è un famoso cantante nato a Haiti che nella notte della tragedia ha lanciato una raccolta donazioni attraverso la sua organizzazione attiva dal 2005 “Yele Haiti” e la seconda è una delle giornaliste più in gamba in quota MSNBC. Luke si trova nel nord di Haiti a Cap Haitien ma ha continuato a scrivere che il terremoto si è sentito anche dalle sue parti. Passano alcune ore e l’account di Luke sale di numero, si tratta soprattutto di americani che non riescono a mettersi in contatto con famigliari e amici che vivono nella piccola repubblica haitiana. Luke è generoso. Tenta di tranquillizzare i suoi “followers”, trascrive il numero verde del Dipartimento di stato Americano e il suo cellulare sulla pagina di Twitter e corre fuori a vedere cosa sia successo in paese. “Tutto ok”  scrive “ ma stiamo organizzandoci per dare una mano ai soccorsi dalle parti della capitale. Lì è in corso un vero e proprio disastro”. A mettere in ansia la popolazione haitiana arriva anche su Twitter, inoltrato da Christiane Amanpour della CNN, la notizia che il penitenziario sembra abbia ceduto alle scosse di assestamento e sia crollato “vandalismo e saccheggi potrebbero verificarsi” scrive la giornalista americana “ma non per mano della popolazione”.

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