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gennaio 16, 2010

Posto  l’articolo di Massimo Gramellini di oggi su La Stampa nella sua rubrica Buongiorno. “Il divano di Anna” sul parlamentare della Lega Paolo Grimoldi  che ha fatto un interrogazione parlamentare al Ministro Moratti perché in una scuola elementare vicino Monza è stata letta le versione integrale dove Anna Frank descrive le sue parti intime. Troppo oscena la descrizione intima per il pubblico di bimbi così piccoli. Forse ancor più del patimento e delle sofferenze di Anna Frank, secondo il deputato della Lega Nord. Il Preside della scuola gli ha risposto per le rime dichiarando che “forse il ministro dell’istruzione ha cose più importanti da fare”.

Dal diario di Anna Frank

Un parlamentare della Lega ha chiesto al ministro Gelmini di scoraggiare la lettura nelle scuole della versione integrale del «Diario di Anna Frank», dato che in una pagina del testo la protagonista «descrive in modo minuzioso e approfondito le proprie parti intime, suscitando inevitabile turbamento». Francamente di quel libro sono sempre state altre cose a turbarmi: per esempio il razzismo, per esempio i nazisti. Certo non la scoperta della propria sessualità da parte di un’adolescente.

Ma non voglio farne colpa all’onorevole Grimoldi o ai genitori degli allievi della scuola elementare di Usmate Velate, in provincia di Monza, che gli avrebbero segnalato il gravissimo caso. Sono vittime anch’essi di quella incapacità di cogliere il senso complessivo di un evento o di un’opera, arrestandosi davanti al particolare scabroso o semplicemente irrituale, che chiamerei la sindrome del divano. Il divano è la normalità, il simbolo di un’esistenza tranquilla da abitare in tinello, dopo avere chiuso la porta a doppia mandata. La tv fa parte dello stesso tinello in cui si trova il divano: la sua volgarità è rassicurante, indigna e spaventa di meno.

A indignare e spaventare sono la diversità, l’originalità, l’imprevisto: tutto ciò che distrae dalle certezze sedimentate e perciò va rifiutato e rimosso. Gli occhiali che si indossano davanti al divano assomigliano alle lenti dei microscopi: magari di un capolavoro non afferreranno l’essenza, ma ne coglieranno sempre la riga fuori posto.

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