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LA “VECCHIA” RADIO AIUTA I SOCCORSI AD HAITI

gennaio 21, 2010

USCITO SU IL RIFORMISTA IL 21 GENNAIO 2010

Se da una parte del filo bisogna avere molta pazienza prima di trovare una frequenza libera e aprire le comunicazioni, dall’altra è necessario saper ascoltare, al momento giusto fare anche qualche domanda. Ed è obbligatorio, in casi di particolare urgenza, prendere appunti velocemente. La comunicazione via radio è sempre un’incognita ma in queste ore ad Haiti, accanto alle tecnologie moderne come i cellulari satellitari, i radioamatori si stanno rivelando una risorsa indispensabile. E proprio gli “ham radio”, a un’ora dalla tragedia, sono stati i primi a diffondere la notizia del terremoto battendo per un soffio i cinguettii di Twitter. Tra di loro, mercoledì scorso, c’era Father John Henault che successivamente ha raccontato di essere stato per ore seduto nella sua postazione di radioamatore prima di riuscire a mettersi in contatto con qualcuno. Dalla sua stazione radio a Ile-a-Vache, un villaggio a sud di Port-au-Prince, il sessantenne missionario che gestisce un ritrovo di senza tetto vicino alla capitale haitiana, ha ininterrottamente inviato richieste di aiuto. “Hotel, Hotel. Ero nello mio shack (la stazione radio, ndr) quando ho sentito una voce flebile da Haiti”. William F. Sturridge dalla Florida è stato il primo a ricevere la voce di Father Henault e ha immediatamente capito che si trattava di un superstite di Haiti. “Il prete ha utilizzato la parola Hotel due volte e HH  stando ai codici dell’International Telecommunication Union, indica lo Stato di Haiti” ha raccontato il radioamatore americano alla CNN. Una volta entrati in contatto Padre Henault ha chiesto a Sturridge di tranquillizzare i suoi famigliari: lui ed altri della sua parrocchia erano sani e salvi. “Era molto preoccupato” ha spiegato Sturridge “ed è stato bello essere utile e informare la famiglia di Henault”. Un altro radioamatore americano, poco dopo Sturridge, è riuscito a mettersi in contatto con Father Henault e con un funzionario delle Nazioni Unite. Charlie Wooten, giornalista in pensione di una televisione locale, ha uno shack nel cortile della sua casa e si è servito del network dell’esercito della salvezza americano per entrare in contatto con i due superstiti ad Haiti; ha, poi, preso appunti e telefonato alla radio locale per diffondere alcune notizie che gli venivano raccontate. “Le comunicazioni, a distanza di una settimana, sono ancora difficili” ha detto all’ Associated Press “ma la radio è affidabilissima mentre gli altri sistemi possono cedere”.  E’ la stessa cosa che Jean-Robert Gaillard ha raccontato appena è entrato in contatto con i suoi famigliari negli Stati Uniti. Gaillard si era seduto alla sua stazione radio a Petionville “una vecchia scatola attaccata a un generatore con un’ antenna non troppo potente” per comunicare con la sua famiglia in America. E’ stato uno dei pochi fortunati che da Haiti è riuscito a parlare direttamente con il fratello “In quei terribili momenti quella connessione mi è sembrata un vero miracolo. Ho potuto far sentire la mia voce e a casa hanno capito che stavo bene”. Si è riscoperta, così, “la vecchia scatola con l’antenna portatile” che Charlie Brown nelle strisce di Schulz tentava maldestramente di far funzionare senza successo e che le nuove tecnologie, rapide e a costi  esigui, come Skype o Twitter, negli ultimi anni hanno fatto cadere nell’oblio. Ora anche la Croce Rossa internazionale, la Fema ossia la Protezione civile americana, e l’ufficio del Segretario di Stato, quello di Hillary Clinton, si sono dotati di shack, che immaginiamo noi, funzioneranno molto meglio delle radioline di Charlie Brown.

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