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IL SUDAFRICA FESTEGGIA I 20 ANNI DELLA LIBERAZIONE DI MANDELA

febbraio 11, 2010

uscito su Il Riformista dell’11 gennaio 2010

“Si..certo, ci sarò”. Alle nove di questa mattina davanti alla prigione Victor Verster a Paar vicino Città del Capo, Helen con altri 20.000 sudafricani parteciperà ai festeggiamenti per l’anniversario della liberazione di Nelson Mandela. A vent’anni di distanza tornerà su quello stesso tratto di strada che, dopo 27 anni di prigionia, Madiba (come viene comunemente chiamato Mandela dal nome del clan di appartenenza, ndr) percorse con il pugno alzato tenendo per mano la moglie Winnie. Nel gruppo, immortalato in una foto che nel giro di pochi giorni  diventò l’icona del Sudafrica libero, c’era anche lei, attivista del partito, che allora aveva 24 anni: era lì, dietro a Madiba e Winnie mentre marciavano sulla “freedom way” con il volto teso e vigile. Venti anni sono passati e Helen che ha raccontato quel “meraviglioso momento” in un’intervista esclusiva al Guardian, non nasconde di essere ora “molto sfiduciata” e “arrabbiata” per la condotta politica e morale dei leader dell’African National Congress il partito di Mandela l’unico a cui “sarò sempre grata e fedele”. Grata e fedele, sfiduciata  e arrabbiata.

FOTO-MITO. DIETRO MADIBA E WINNIE C'è HELEN

In poche battute Helen ha riassunto lo stato d’animo di molti sudafricani alla vigilia delle celebrazioni in onore di Mandela.  “Guardate cosa è successo al nostro Paese da quando Mandela si è ritirato dalla politica” scrive Ron Baker sul suo blog “corruzione, nepotismo, frodi, incompetenza, avidità, un Presidente che pensa solo alle donne non alla Nazione, un’economia a pezzi e un tasso di disoccupazione vergognoso. Non capisco perché Madiba non torni a mettere ordine, non torni a fare politica!”. Il desiderio fortissimo di “un ritorno di Nelson Mandela nel Palazzo presidenziale a Pretoria è tanto diffuso quanto impossibile. Mandela quest’anno compirà 92 anni, è un uomo fragile, è in dubbio anche la sua partecipazione alla celebrazione di oggi che si terrà a Città del Capo, e la cui immagine è stata nel corso degli ultimi mesi strumentalizzata da parte del gruppo di Jacob Zuma, l’attuale Presidente contestato dall’intellighenzia sudafricana sopratutti dall’Arcivescovo e premio Nobel per la pace Desmond Tutu. All’epoca della lotta di liberazione, Zuma eletto democraticamente nel marzo 2009 e Mandela combattevano fianco a fianco nella lotta alla liberazione dall’apartheid ma a livello umano i due compagni hanno sempre avuto poco in comune. “Zuma è la rappresentazione del decadimento dell’ANC è per questo che nelle scorse  elezioni non l’ho votato” ha dichiarato più volte Tutu alla stampa sudafricana “l’ANC ha totalmente tradito l’eredità di Mandela”. Anche ieri l’arcivescovo Tutu nel suo discorso alla vigilia dell’anniversario ha voluto ricordare che “la moralità non è un optional” riferendosi alle accuse di corruzione rivolte in passato a Zuma e alla condotta morale dell’attuale Presidente e “mai dobbiamo dimenticare il nostro passato. Se vogliamo veramente fare la differenza” ha detto Tutu che nonostante tutto crede ancora fortemente nella costruzione di una “Rainbow Nation” come esempio di una società inclusiva “dobbiamo catturare lo spirito di quel giorno di venti anni fa, quando Nelson Mandela fu liberato. Dobbiamo riprenderci l’orgoglio che una volta animava Steve Biko”.  Per il Premio Nobel, il Sudafrica, in vent’anni ha fatto molti progressi, ma è ancora una “democrazia giovane che sta ancora imparando a camminare sulle sue gambe per cui la strada da percorrere è ancora molto lunga”. La diffusione del virus dell’HIV che colpisce oltre cinque milioni e mezzo di sudafricani su una popolazione di 48 milioni, la disoccupazione che l’anno scorso ha toccato il 30%, il numero dei crimini in aumento, in particolar modo gli stupri (secondo uno studio del 2009 del Medical Research Council of South Africa, su 1.738 intervistati uno su quattro ha ammesso di aver violentato almeno una donna), il 34% dei sudafricani che vivono con meno di due dollari al giorno stando alla Banca Mondiale, sono i principali problemi che affliggono la terra di Mandela. “Inoltre la crisi economica globale ha anche colpito il Sudafrica” ha spiegato Peter Attard Montalto, studioso dei mercati emergenti alla Nomura International, “quindi la situazione non può che peggiorare. Anche perché – dice Montalto- oggi non esiste nessun leader che abbia il consenso dei sudafricani e che abbia le capacità di ricostruire il Paese. E’ necessario andare alla ricerca di un nuovo Nelson Mandela”.  Parole che risuonano un po’ ovunque; qualcuno su internet in un commento a un articolo del Mail & Guardian, testata sudafricana secondo cui la giornata di domani sarà tristemente offuscata dai numerosi scandali a sfondo sessuale di cui Zuma è il protagonista, chiede, ironicamente, di clonare il DNA di Madiba per assicurarsi un leader per il futuro del Sudafrica e cita la poesia Invictus del poeta inglese William Henley “Non importa quanto sia stretta la porta, quanto piena di castighi la vita. Sono io il capitano dell’anima mia”. Nella speranza di veder nascere un leader che come Mandela possa essere invincibile. (INVICTUS)

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  1. Erhan Alexandru permalink
    giugno 1, 2010 7:56 am

    il mio più grande ispiratore è Nelson Mandeila (Madiba)

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