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In Texas si riscrivono i libri di storia: via Jefferson, dentro tanto capitalismo

maggio 23, 2010
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pubblicato su Il Riformista del 23 maggio 2010

Sul terrazzo della sua casa Thomas Jefferson aveva un piccolo telescopio con cui ogni giorno seguiva i lavori di quella che da lì a poco sarebbe diventata l’Università della Virginia. Terzo presidente degli stati uniti e il principale autore della dichiarazione d’indipendenza del 4 luglio 1776, Jefferson raccolse i soldi per la costruzione dell’Università, ritenendo l’istruzione elemento indispensabile per ogni libero cittadino americano. La fondazione dell’ateneo era infatti uno dei tre sogni che il grande Presidente americano riuscì a portare a termine dopo la dichiarazione di indipendenza e la carta sulla libertà religiosa nello stato della Virginia. Ma di queste e di molte altre storie che hanno fatto grande l’America se ne potrebbero perdere le tracce. Venerdì scorso la commissione per l’istruzione dello stato del Texas ha approvato -con la votazione di nove voti a favore e cinque contrari – alcune sostanziali modifiche al programma scolastico delle elementari e medie. Dall’anno prossimo cinque milioni di studenti texani non conoscerà ad esempio le gesta di Thomas Jefferson.

Foto di Matt Nager

Le correzioni apportate da questa commissione dalle chiare tinte repubblicane riguardano, in sostanza, gli aspetti e i principi fondanti degli Stati Uniti d’America. Oltre ad aver depennato Jefferson dal panteon della storia americana non riconoscendogli la teoria della necessaria separazione tra stato e chiesa cui il terzo presidente americano si dedicò per anni con impegno e passione, il Texas Education Board ha deciso di aggiustare il tiro anche sulle Nazioni Unite il cui operato, a detta dei nove censori della commissione texana, “limita la sovranità degli Stati Uniti d’America” (vecchio refrain dei conservatori più coriacei) e rappresenta una minaccia alle libertà personali. Dunque nei libri degli studenti texani sarà impossibile trovare un capitolo sulla storia del Palazzo di Vetro, ma un breve accenno en passant quello sì, è stato concesso. Altra modifica sostanziale riguarda le critiche al maccartismo, periodo tra la fine degli ‘anni 40 e metà anni ’50 in cui si scatenò una dura rappresaglia nei confronti di uomini e donne sospettati di appoggiare il partito comunista. “Eccessive e falsate” le critiche al decennio della “paura rossa” e per cui i “toni” ha scritto la commissione dello stato dalla stella solitaria “ dovranno essere abbassati”. A ciò si aggiunge anche una rivalutazione del ruolo della religione nello studio della storia dei padri fondatori mentre al concetto di capitalismo  verrà data nuova linfa promuovendolo come l’unico sistema “superiore” in grado di garantire il progresso economico. Dure e immediate le critiche degli analisti: il Texas è, dopo la California, il maggior consumatore di testi scolastici e sono in molti a temere un effetto a catena in altri stati. “Quello che bisogna insegnare ai giovani” ha detto Rod Paige, ex Ministro dell’Istruzione di George W. Bush “non deve essere plasmato dall’ideologia. Da troppo tempo queste commissioni basano le proprie decisioni sull’appartenenza partitica-ideologica, se la maggioranza è liberal allora i programmi scolastici rispecchieranno la composizione del board, stessa storia se si tratta di conservatori”. Paige non sbaglia. Il Texas Education Board, infatti, si è difeso dalle critiche argomentando che i programmi in corso nelle scuole dello Stato sono di cifra eccessivamente liberale. La battaglia non è di fatto giunta al termine, qualcuno aspetta e spera nell’intervento del Presidente Obama ma nel frattempo i testi rivoluzionati da tagli e aggiunte di nuove postille sono già in corso di pubblicazione, pronti per il prossimo anno scolastico.

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