Skip to content

Soweto, è partito tutto da qua

maggio 29, 2010

pubblicato su Il Riformista del 28 maggio 2010

1976.African resistance, the Soweto uprising

Si dice che il cammino attraverso l’Africa passi da Soweto, che Soweto racchiuda il microcosmo dell’anima del Sud Africa e che sia l’esempio vivente della storia di sopraffazioni e discriminazioni dei neri. “Si potrebbe dire che Soweto significa molte cose per molte persone”. Emmanuel guida spericolatamente un taxi illegale a Johannesburg ma è la persona che tutti vorrebbero avere a fianco quando si vuole conoscere un pezzo di verità: consoce a memoria  ogni angolo di quella che è stata definita l’Harlem sudafricana, ogni strada, racconta, “l’ho percorsa centinaia di volte” e non si stanca mai di ripetere ai suoi passeggeri la storia della township più famosa al mondo dove, dice, “un giorno, quando me lo potrò permettere, comprerò una casa per me e la mia famiglia”. Sì perché Soweto, contrazione  di South Western Township, non è più la baraccopoli degli anni’ 70, il ghetto difficile e inaccessibile per i bianchi, dove gli unici afrikaner ammessi –obtorto collo dalla popolazione locale- erano i poliziotti con le loro autoblindo. Da anni le baracche sono state sostituite da piccoli villini bi-famigliari, qui ci vivono Desmond Tutu e importanti business men, una piccola porzione della Hollywood sudafricana nera ha stabilito un quartier generale e non è difficile incontrare in giro per la strada star del cinema sudafricano.

Soweto 1976

Non mancano una radio e una televisione di “quartiere”. L’unica cosa che nel corso dei decenni non è cambiata dagli anni ’90 viene chiamata con il termine zulu “ubuntu”, bantu era la parola utilizzata dal regime sudafricano per definire i neri ma è quella “u” a fare la differenza, a rappresentare l’anima e il cuore di ogni sudafricano “Uno straniero quando si ferma a dormire in un villaggio non deve chiedere per avere dell’acqua e del cibo perché dovrebbe essere la gente ad andare verso di lui e aiutarlo e intrattenerlo con storie e racconti”. Era il 1998 e queste parole furono recitate da Nelson Mandela che per anni visse in una casa proprio a Soweto ora diventata museo nazionale. Emmanuel ripete a memoria questa frase di Madiba e, orgoglioso, spiega che le cose stanno in questo modo: “Soweto è, anzi, deve necessariamente essere un modello per i sud africani neri, bianchi e di colore. Se la maggior parte delle baracche sono sparite grazie all’intervento del governo, l’anima deve essere alimentata dei ricordi, belli e brutti, soprattutto quella dei più giovani che l’apartheid non l’hanno mai vissuto”. Nutrire l’anima. Per Emmanuel e per i neri che abitano qui è facile: “basta camminare lungo le strade della township, lì c’è la nostra storia”. Decine di film e pièce teatrali, un paio finiti anche sui palcoscenici di Broadway, hanno raccontato le mille sfaccettature della storica rivoluzione del 16 giugno 1976 quando i ragazzi di Soweto vennero fuori dall’ombra diventando l’orgoglio di tutta la popolazione nera. Il 16 giugno di 34 anni fa migliaia di studenti e docenti neri si diressero verso lo stadio di Orlando per manifestare contro l’ordine del governo di insegnare l’afrikaner nelle scuole frequentate dalla popolazione nera, pena l’arresto immediato. Si trattava di una manifestazione pacifica guidata da ragazzi tra i 12 e i 17 anni. “Non sparateci-non siamo armati” erano i cartelli che il giovane corteo innalzava di fronte alle barricate dei poliziotti armati che il sindaco di Jo’burg aveva inviato per evitare sollevazioni “incontrollate”. Ma gli scontri ci furono. Ancora oggi non si conoscono i numeri precisi delle vittime: da 200 a 600. All’epoca la Reuters dichiarò che i morti erano stati più di 500 mentre il governo sudafricano parlò di 23 vittime. Il numero dei feriti fu stimato essere superiore a 1000. E’ da quel momento che Soweto è diventato nell’immaginario collettivo il luogo della rivoluzione dove il coraggio di centinaia di ragazzi e ragazze contagiò l’intera popolazione risvegliando la lotta e l’autodeterminazione in ciascun nero sud africano. A distanza di oltre 30 anni in questo quartiere a 20 chilometri a sud di Johannesburg gli abitanti di Soweto si impegnano per non dimenticare e per far sopravvivere quello spirito. Nonostante sia ormai un posto tranquillo, dove orde di turisti passano il tempo in pub, ristoranti, e alloggiano nei bed and breakfast, è impossibile non cogliere quell’atmosfera di “resistenza e orgoglio” che, come dice Emmanuel, “si tramanda, anzi, si deve tramandare perché per andare avanti non dobbiamo dimenticare da dove siamo partiti”.

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: