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“Mandela è ormai solo un ricordo” Intervista a Nadine Gordimer

luglio 7, 2010

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 16 giugno 2010

Appeso alla porta del suo studio c’è un grande poster dell’ANC, l’African National Congress, il partito di Nelson Mandela e quello di Jacob Zuma, l’attuale presidente del Sudafrica. “Ha più di vent’anni” dice sottovoce Nadine Gordimer puntando il dito verso il manifesto mentre cammina lungo il corridoio che porta al salone. Autrice di oltre 30 libri tra romanzi, saggi e raccolte di racconti, vincitrice del Booker Prize, insignita nel 1991 del premio nobel per la letteratura e in Italia del Premio internazionale Primo Levi e del Grinzane Cavour, la Gordimer, ora 87enne, ha partecipato alla lunga battaglia di denuncia contro l’apartheid. Lo ha fatto attraverso i suoi romanzi, prima ancora da studentessa universitaria e da cittadina dopo aver capito che nella vita una cosa non avrebbe mai tollerato: il razzismo perché- come diceva Mandela -“è tra quelle barbarie che inquinano le relazioni e avvelenano le menti”. A quindici anni di distanza dal voto che segnò l’inizio della storia del Sudafrica democratico, e a pochi mesi dai Mondiali di calcio voluti fortemente anche da Nelson Mandela “c’è ancora tanto su cui lavorare, abbattere la corruzione, prima di tutto” spiega la scrittrice “molto è stato fatto, potevamo sprofondare in una guerra civile e diventare un altro Afghanistan ma per fortuna non è andata così”.

Signora Gordimer, il poeta polacco Czeslaw Milosz disse: “A disagio nella tirannia, a disagio nella repubblica, con una abbiamo desiderato la libertà e con l’altra la fine della corruzione”. A vent’anni dalla caduta dell’apartheid a che punto è il Sudafrica?

La nostra è una democrazia giovane ma stabile. Basta leggere la costituzione sudafricana, è ricca di eccellenti previsioni. A differenza di molte carte costituzionali la nostra , ad esempio, punisce ogni tipo di discriminazione anche quella sessuale. Se sei gay o lesbica e pensi di essere stata vittima di un episodio discriminatorio puoi ricorrere in tribunale. Ritengo che questa sia una grande vittoria, certo minore se si pensa che fino a quindici anni fa la popolazione nera non poteva votare. Il voto è senza dubbio la base della democrazia ma non risolve problemi endemici come la crisi economica, la disoccupazione, la povertà e la corruzione. Il Sudafrica ha fatto passi da gigante in quindici anni, potevano cadere nel baratro diventare un altro Afghanistan dopo il rilascio di Mandela, ma non è stato così. Ciò non significa che non bisogna andare avanti nelle riforme. La corruzione e il nepotismo, ad esempio, sono problemi seri che l’attuale governo non sta affrontando. Male. Molto male. Sono problemi che avete anche voi in Italia, dunque potete capire quanto questi possano nuocere allo sviluppo di un paese.

Il presidente sudafricano Jacob Zuma è sotto attacco da parte della stampa locale e internazionale per la sua vita privata, cinque mogli e venti figli da mantenere. Queste personalità secondo lei, stanno tradendo l’eredità di Nelson Mandela?

Ho dei seri dubbi riguardo l’adeguatezza di Jacob Zuma come presidente di questo paese. E’ un uomo intelligente, è stato un ammirevole combattente per la libertà ma sfortunatamente il suo comportamento anche se riguarda aspetti della vita privata non può non avere ripercussioni a livello politico. Non dimenticherò mai il giorno in cui fu chiamato davanti al giudice per testimoniare in un caso di violenza sessuale e dichiarò che dopo aver avuto rapporti con una donna sieropositiva si fece una doccia per proteggersi dal virus. Tutto questo è inammissibile. Zuma è il Presidente di un Paese che ha il più alto numero di malati di aids al mondo. Non può e non deve sottovalutare le sue dichiarazioni in merito al problema. A questo episodio si aggiunge anche un’altra inchiesta, più recente, in cui è indagato e che riguarda la vendita di armi. Per ora è il procedimento è fermo per via dell’immunità che lo protegge. Aspettiamo e staremo a vedere cosa succede.

L’attuale leadership dunque non promette nulla di buono

Se prendiamo come esempio Nelson Mandela è chiaro che ci siano delle differenze macroscopiche con la leadership politica corrente. Ma dall’altro canto per andare avanti non possiamo continuare a mettere su una scala da una parte Mandela e l’ANC di venti anni fa e dall’altra i politici di oggi. Ognuno deve essere giudicato per quello che è in grado di fare e sui suoi standard morali, partendo dal presupposto che in politica la moralità non è un assolutamente un optional.

Il passato anche recente ha avuto i suoi leader. Nella società contemporanea, secondo lei, mancano dei modelli di riferimento soprattutto per i giovani?

Non vorrei generalizzare sul problema. Seguo con molta attenzione l’operato di Barack Obama che dopo un calo nei sondaggi mi sembra stia riguadagnando la fiducia dei suoi cittadini grazie all’approvazione della riforma sanitaria. Obama è sicuramente un personaggio che ha ottime intenzioni ma che deve dimostrare di riuscire a mettere in pratica. Non dimentichiamoci dell’eredità che gli è stata consegnata e dell’ascendente del partito repubblicano sugli americani che in fondo rimangono un elettorato di destra. E’ giusto che i giovani cerchino modelli a cui rifarsi. A malincuore mi accorgo che spesso la ricerca è di basso livello, una pop star piuttosto che un personaggio da reality. Certo, le persone con poco spessore sono più facili da interpretare e imitare. Ma ai giovani direi di non aver paura a puntare in alto.

Il film Invictus ha fatto conoscere al mondo la storia dei mondiali di rugby del 1995 che Mandela, allora presidente del sud africa, sfruttò per unire il Sudafrica in cui erano ancora vivi i ricordi dell’apartheid. John Carlin, autore del libro, ha scritto sul Guardian che ora in Sudafrica il rispetto è stato sostituito dall’odio. Cosa ne pensa?

Non sono d’accordo. Ritengo che ormai il rispetto faccia parte della vita di ogni sudafricano. Basta entrare in qualsiasi ristorante o bar e vedere ragazzi neri e bianchi seduti allo stesso tavolo e coppie miste con bambini, sfiderei anche la grande democratica America a confrontarsi con la nostra integrazione. Il contesto in cui si svolse la vicenda narrata da Carlin è molto diverso da quello di oggi. La società è cambiata, quelle ferite sono stata in gran parte rimarginate. Lo sport rimane un ottimo collante e penso che i Mondiali di calcio possano rappresentate un’occasione per cucire rapporti interessanti con altri paesi. Mi sento, invece, di fare un appunto su Invictus: sono rimasta delusa dal fatto che Mandela fosse interpretato da un attore americano. Capisco che un nome altisonante possa richiamare più pubblico ma in Sudafrica ci sono attori eccellenti, di altissimo livello che avrebbero potuto calarsi nella parte in maniera più fedele e verosimile.

Parlando delle nuove generazioni, molti giovani scrittori le scrivono per dei consigli…

Sì, e io gli ripeto sempre di fare una cosa. Leggere, leggere, leggere. Solo così si impara e si migliora. Non sto dicendo che bisogna imitare ma osservare il lavoro dei maestri, ritornare al proprio foglio di carta e correggere. Leggere, dunque, e leggere bene.

Quali, invece, gli errori da evitare?

Pensare al successo del romanzo o a quello che piace al proprio editore mentre si scrive. In questo modo le assicuro non si va molto lontano. Sono convinta anche che debba essere mantenuto il riserbo sul proprio manoscritto fino al completamento. E’ normale che per avere un riscontro si senta l’esigenza di parlarne con amici o famigliari. Ma consiglio di non farlo mai prima di aver portato a termine l’opera. Quando mio marito era vivo, mi chiudevo a lavorare nello mio studio ogni mattina e non gli raccontavo nulla di quello che stavo scrivendo. Questo lo facevo per mesi una volta sono andata avanti così per due anni. Ma alla fine del lavoro lui era sempre la prima persona a cui sottoponevo il libro per un giudizio.

E’ in atto una campagna perché venga assegnato il prossimo premio nobel per la pace a internet. Che rapporto ha con la tecnologia e i nuovi media?

Sono francamente un po’ scioccata. Non sapevo nulla al riguardo. Penso che riconoscimenti come il premio nobel per la pace debbano essere assegnati alle persone. E’ molto gratificante il fatto che il proprio talento sia riconosciuto e per questo un premio importante, come il Nobel, deve andare a un individuo. Io non uso internet, mi affido alla macchina da scrivere come il grande Gunter Grass. Capisco l’importanza delle nuove tecnologie, sono strumenti meravigliosi in grado di comunicare velocemente idee, pensieri, fatti ma impediscono l’approfondimento. Gli impulsi emotivi che la grande letteratura, la musica, l’arte figurativa trasmettono sono unici e irripetibili. Il problema che, a parer mio, molte società contemporanee devono affrontare non è più tanto l’analfabetismo quanto il semi-alfabetismo che si manifesta nell’incapacità di andare oltre alla semplice lettura, di leggere anche tra le righe e apprezzarne l’unicità. Inoltre non va sottovalutato che la tecnologia dell’informatica ci ha allontanato gli uni dagli altri, noi abbiamo bisogno di toccarci, di vederci, di annusarci di più, abbiamo bisogno di più contatto umano e di meno ombre sugli schermi.

In un libro fotografico di Andrew Zuckerman alla domanda qual è il segreto per far funzionare un matrimonio lei risponde: lasciarsi andare all’innamoramento. Nei suoi romanzi spesso affronta i problemi relazionali nelle giovani coppie

Sì, ritengo che lasciarsi andare all’innamoramento sia meraviglioso. Il rapporto che ho avuto con mio marito è stato fonte di ispirazione e di condivisione di un mondo diverso dal mio che mi ha arricchito come donna e come scrittrice. Quando è venuto a mancare il vuoto è stato enorme. Guardi, poco tempo fa dei ladri hanno fatto irruzione in casa; per fortuna io ne sono uscita illesa ma mi hanno rubato la fede che portavo al dito. Non sopportavo di vedere e di sentirmi il dito nudo allora ho provato a sostituirla con un altro anello ma non era la stessa cosa. Ed è lì che ho avuto la triste conferma che nella vita alcune persone rimangono per sempre insostituibili.

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