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Martin Luther King’s dream still divides America

agosto 28, 2010

USCITO SU IL RIFORMISTA DEL 28 AGOSTO 2010

Il 28 agosto del 1963 lungo il National Mall a Washington si tenne la “più grande manifestazione per la libertà della storia del nostro Paese” come la definì Martin Luther King che in quell’occasione raccontò agli Stati Uniti d’America e a tutto il mondo di cosa fosse fatto il suo sogno.

Doctor King at the National Mall

Oggi a 47 anni di distanza il desiderio di fratellanza, integrazione e nonviolenza di King  viene messo al centro del dibattito ideologico da Glenn Beck e Al Sharpton, le cui rispettive storie politiche simboleggiano gli antagonismi e le divisioni di buona parte dell’opinione pubblica americana. Alle dieci di questa mattina dai gradini della storica scalinata di marmo bianco che conduce all’imponente statua di Abraham Lincoln, Glenn Beck, il conduttore radiofonico e collaboratore di Fox News, considerato a pieno titolo il porta voce dell’insofferenza dell’America bianca nei confronti del Presidente Obama, presenterà un piano centennale per “riavere indietro” la vera America. Ad affiancarlo sul palco è stata chiamata l’ex governatrice dell’Alaska Sarah Palin che interverrà davanti a una folla -si presume -di circa 100.000 sostenitori, la maggior parte dei quali affiliati al Tea Party, il movimento conservatore che in molti vorrebbero trasformare in un vero e proprio partito in vista delle elezioni di medio termine del 2 novembre. Un’ora dopo, alle 11 prenderà il via la manifestazione voluta da Al Sharpton per ricordare il “sogno” di King  che si aprirà con un discorso alla Duna High School tenuto dal Reverendo e si concluderà con una marcia verso il Mall dove con ogni probabilità avverrà l’incontro/scontro con i sostenitori di Beck. Il celebre conduttore radiofonico ha ricordato negli ultimi giorni che la scelta della data è stata una coincidenza, “un segno della provvidenza divina” ha argomentato. Originariamente il “Restoring honor” (nome ufficiale della manifestazione organizzata da Beck) doveva svolgersi una settimana fa ma problemi logistici hanno costretto gli organizzatori a rimandare di alcuni giorni. “Come Abraham Lincoln non è di proprietà esclusiva dei bianchi, così Martin Luther King non lo è dei neri. Entrambi sono icone americane, rappresentano i principi su cui si fonda l’America. Il nostro obiettivo – ha concluso Beck durante la sua trasmissione- è semplicemente di onorare gli Stati Uniti d’America”. Vista l’imminente chiamata alle urne per il medio termine del Congresso, Beck ha specificato che la marcia non ha “scopi politici”, nessun potrà esibire simboli politici, e nessun personaggio attualmente impegnato in politica è stato invitato. Da questo punto di vista la partecipazione della Palin è discutibile.

Doctor King 47 anni fa

Nonostante l’ex bit-pull con il rossetto abbia da tempo dismesso i panni di governatrice dell’Alaska, da mesi sta conducendo una dura campagna elettorale contro l’Amministrazione Obama attraverso l’appoggio a una dozzina di candidati del partito repubblicano. Ma Beck, celebre per le sue battutacce contro il Presidente americano definito a più riprese “un razzista al contrario” e dopo aver paragonato l’ex vice presidente Al Gore a un nazista, questa volta, complice forse anche la sacralità del luogo dove si terrà oggi il suo comizio, ha optato per un certo under statement. Stesso approccio morbido è stato tenuto dall’entourage di Al Sharpton, che ha spiegato che l’evento di oggi era in agenda dall’aprile scorso e che, quindi, non si tratta di una contro manifestazione all’evento di Glenn Beck. Ma il Reverendo, storico attivista nero e “candidato perenne” alle elezioni americane, ha precisato in un comunicato stampa dell’ultimo momento che “Glenn Beck rappresenta l’esatta antitesi all’eredità di King. Il Tea party sta tentando di spaccare in due il Paese e di stravolgere tutto quello per cui Doctor King ha lottato e per cui è morto”. A molti studiosi, come Charles Euchner, il clima di oggi non sembra alla fine molto diverso da quello di 47 anni fa. Come ora, allora l’aria che tirava era pesante: una retorica incendiaria (l’11 giugno di quell’anno John F. Kennedy annunciò importanti riforme in materia di diritti civili ),un cinismo corrosivo sulle potenzialità del governo di intraprendere la strada dell’equanimità, un’ opposizione intransigente da parte degli estremisti di destra e di sinistra ai principi di non violenza e integrazione espressi da Martin Luther King, appesantivano la dinamica America. Le strade di Washington vennero assediate dalla polizia, cosa che accadrà anche oggi, e le persone temevamo di diventare tristi testimoni di violenti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. Ma poi, in quel lungo pomeriggio di fine estate, furono il buon senso e l’ordine a vincere su tutto.

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