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IL NATIONAL MALL DIVENTA IL PREDELLINO DI GLENN BECK

agosto 29, 2010

USCITO SU IL RIFORMISTA DEL 29 AGOSTO 2010

Ieri è stata, senza troppi giri di parole, la giornata di Glenn Beck. Mentre Al Sharpton storico attivista nero rivendicava dal palco della Dunbar High School a Washington, i valori di nonviolenza e uguaglianza che 47 anni fa resero storico il discorso “I have a dream” di Martin Luther King, il quarantaseienne speaker radiofonico, conservatore dalla nascita, schierato ora con i Tea party, critico con le frange più moderate del Gop, intransigente con Obama e la sua amministrazione, incassava un importante successo: migliaia di persone hanno affollato da venerdì sera l’area intorno alla “Reflection Pool” di fronte alla scalinata del Lincoln Memorial per assistere alla manifestazione organizzata da Beck.

Glenn Beck speaks at his 'Restoring Honor' rally in front of the Lincoln Memorial in Washington, Saturday, Aug. 28, 2010.(AP Photo/Alex Brandon)

Con seggiolini e sdraie da spiaggia, sventolando piccole bandierine americane e con indosso la maglietta “Restoring Honour”, il nome dell’evento, i fan di Beck hanno ascoltato con entusiasmo e in silenzio, quando era richiesto, le parole del loro idolo che in maniche di camicia azzurra ha onorato l’America vera, quella che combatte in Iraq e Afghanistan, quella che non perde mai il coraggio e la fede. “Per troppo tempo questo Paese ha vagato nel buio” ha detto Beck “Per troppo tempo il nostro Paese si è concentrato sui lati negativi. Da oggi dobbiamo concentrarci sulle cose buone dell’America, sulle conquiste raggiunte e su quelle che dobbiamo ancora realizzare. La storia dell’America è la storia dell’umanità”. Molti hanno criticato la scelta di Beck di organizzare la sua manifestazione in una data così importante per gli americani. “Beck ha oltraggiato il nome di King, lui non ha nulla a che fare con la sua eredità” ha commentato Jesse Jackson in diretta alla CNN. “Noi sentiamo e apprezziamo la vita e il lavoro di King” è stata la risposta dello speaker radiofonico dal palco del “Restoring Honour event”.

A TEA PARTIER WAVING TO BECK

Da un lato, dunque, Beck ha rassicurato coloro che lo considerano il custode della verità e l’oracolo della destra movimentista dei Tea party, dall’altro ha impensierito ancor di più i democratici (tutti) e quei repubblicani (buona parte) che non si riconoscono nella sua ortodossia e nel suo colorito eloquio. Ma per l’occasione il conduttore più famoso al momento negli Usa,  ha sapientemente modificato il suo linguaggio abbandonando le sue tipiche espressioni  vernacolari a favore di una retorica più consona e moderata. Ha invitato sul palco ex combattenti di guerra a raccontare la propria testimonianza, ha ricordato l’esempio di Lincoln e Martin Luther King, ha chiesto a Sarah Palin di intervenire non in veste politica bensì in veste di madre di un soldato. Ed il colpo è andato in buca. Vale a dire che nonostante Beck abbia rispettato la promessa per cui la manifestazione non sarebbe stata un evento politico (non si sono avvistati, ad esempio, i tipici cartelloni dei membri del Tea party che raffigurano Obama in baffetti da Hilter) il “Restoring Honour” è stato un successo personale per Beck e per il “partito del tè” che in realtà partito ancora non è, ma menti giovani e fresche come Brendan Steinhauser di “Freedom works” a Washington stanno mettendo in piedi solide strutture perché questo avvenga nel più breve tempo possibile. La manifestazione di Beck si è infatti consumata a nove settimane dalle elezioni di medio mandato del 2 novembre e in piena campagna di primarie che hanno visto primeggiare in alcuni stati i candidati appoggiati dal Tea Party come sta succedendo anche in Alaska, dove il candidato sostenuto dalla Palin ha buone probabilità di vincere contro una storica leader repubblicana come Lisa Murkowski.. Alcuni attivisti intervistati dai più importanti network americani hanno messo in luce la natura politica della manifestazione, “E’  molto importante quello che Glenn Beck è riuscito a fare oggi” ha detto una manifestante ai microfoni della MSNBC. “Ha messo insieme buona parte del Tea party in una giornata memorabile come l’anniversario del discorso di King” mentre altri come la signora Kathy Thomas di 70 anni venuta dal New Jersey per ascoltare Beck, ha spiegato, “Guardo Beck tutti giorni su Fox. Lo adoro e ho molta ammirazione per lui. Noi tutti pensiamo che sia una persona onesta, sincera, a cui interessa fare il bene del Paese”.  Se Glenn Beck, “the mad man” come l’anno scorso lo aveva definito Time magazine dedicandogli la copertina della settimana, si stia preparando per una discesa in campo e se il mitico National Mall diventerà il suo personale predellino è ancora troppo presto da capire. I toni sono in fase di rodaggio, la personalità e il carisma appaiono presenti, se si aggiunge il culto della personalità a cui gli americani sono dai tempi di John. F. Kennedy molti sensibili, il gioco sembrerebbe fatto.

TIME COVER

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