Skip to content

Teresa “la matta” e la follia della giustizia americana

settembre 15, 2010

USCITO SU IL FATTO QUOTIDIANO DEL 15 SETTEMBRE 2010

PENA DI MORTE NEGLI USA

Quando fece il suo ingresso alla Fluvanna Correctional Centrer for women, in Virginia, Teresa portava una tuta azzurra simile a quelle indossate dai medici in sala operatoria, i capelli corti erano freschi di messa in piega ma lo sguardo era vitreo. Trascinava una morsa d’acciaio che le bloccava i polsi e le caviglie, per questo si muoveva a piccoli passi lungo quel corridoio che nei sette anni successivi sarebbe diventato l’unico intervallo d’aria dalla sua cella d’isolamento due metri-per un metro e ottanta. Era il 2003. Teresa Lewis aveva 33 anni e quella stessa mattina seppe di essere stata condannata a morte per il duplice omicidio del marito e del figlio avvenuto il 30 ottobre 2002. Alcune associazioni, tra cui Amnesty International e lo scrittore americano John Grisham sul Washington Post, si sono mobilitate perché il caso di Teresa Lewis è emblematico non solo della disumana accettazione della pena capitale ma anche dell’ iniquità del sistema giuridico americano nell’applicazione delle condanne a morte. Teresa non merita di morire perché non è stata lei ad aver premuto il grilletto quella notte e perché affetta da ritardo mentale definito “borderline”. Nel 2002 viveva con suo marito in un camper nei pressi della cittadina di Danville. Alcuni mesi prima dell’omicidio conosce Matthew Shallenberger e ne diventa l’amante. Shallenberger era un pusher squattrinato che sognava grande: gestire il traffico di droga dal piccolo centro di Danville fino a New York. Ma aveva bisogno di liquidi. Convince Teresa a uccidere il marito e il figliastro di 25 anni per incassare i soldi dell’eredità. Teresa accetta e quella notte lascia la porta della roulotte aperta per permettere a Shallenberger e a un altro complice di entrare e commettere l’omicidio. I due vengono arrestati e condannati all’ergastolo, non alla pena di morte. La data per l’esecuzione di Teresa è, invece, in agenda da settimane: il 23 settembre prossimo la Lewis morirà sulla sedia elettrica o su un lettino per iniezione letale e sarà la prima donna dopo 98 anni che lo Stato della Virginia metterà a morte. Teresa non ha ancora scelto come morire, scrive in una lettera pubblicata su Newsweek il cappellano che per sei anni ha conosciuto Teresa attraverso una fessura di una porta blindata del carcere.

WASHINGTON, PROTESTE CONTRO LA PENA DI MORTE

Nella missiva, padre Litchfield chiede al Governatore della Virginia di commutare la pena di morte in carcere a vita “perché il quoziente intellettivo di Teresa è di 70”, scrive. Per i giudici quel numero -70- non è sufficiente a classificare la condannata come malata perché -tabelle alla mano – bisogna ottenere almeno 72 per essere a tutti gli effetti incapaci di intendere e di volere. La difesa, dopo le perizie psichiatriche, ha prodotto altre prove dello stato mentale della Lewis: la lettera che Shallenberger nel 2006 scrive prima di togliersi la vita in carcere e in cui ammette di aver circuito Teresa Lewis, di averle, in sostanza, fatto un lavaggio del cervello, che di Teresa non si sarebbe mai innamorato perché a lui le donne “bianche, grasse, brutte e matte” non piacevano. Gli servivano solo i soldi della “matta”. Ma a oggi neanche la lettera di Shallenberger ha convinto i giudici a rivedere quelle maledette tabelle e quei due numeri in più che a Teresa servirebbero per salvarsi.

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: