Skip to content

ECCO L’IMPERO DEL MURDOCH AFGHANO

dicembre 5, 2010

USCITO SUL FATTO QUOTIDIANO DEL 4 DICEMBRE 2010

La scorsa primavera Jon Boone, corrispondente del Guardian in Afghanistan, chiese al  magnate afghano Saad Mohseni, proprietario della Moby Media Group che comprende due televisioni, una radio e una casa discografica, cosa pensasse di Hamid Karzai e se secondo lui il presidente fosse veramente interessato a trovare terreno comune con i Taleban. “Certo che lo è”, rispose secco il Murdoch afghano, appellativo stravagante ma che dà l’idea della sua influenza e delle sue ambizioni. Ad un certo punto dell’intervista Mohseni si trovò in difficoltà nel  rispondere a un paio di domande del giornalista inglese. Decise di telefonare al portavoce del parlamento afghano che però in quel momento non era disponibile; allora contattò il vice presidente del parlamento ma era impegnato a presiedere una sessione straordinaria dell’Assemblea. Andò avanti così per ore, sfogliava la rubrica del suo black berry alla ricerca di qualcuno che gli potesse dare una risposta o un suggerimento. Alla fine della giornata Mohseni, 44 anni, sposato due volte, con quattro figli, dall’ufficio di Tolo Tv, una delle sue creature televisive, aveva parlato al telefono con i grand commis afghani– racconta Boone- e tra una telefonata e l’altra aveva trovato il tempo di intrattenere gli ospiti importanti – quasi tutti membri del parlamento – che facevano capolino nel suo ufficio per rendez-vous volanti. “Oltre a quelli che lavorano nel suo stesso business” ha spiegato al New Yorker Tom Freston, cofondatore di MTV e membro del consiglio di amministrazione del gruppo Moby “Mohseni conosce tutti i corrispondenti esteri che si trovano in territorio afghano e gran parte dei politici. E’ abilissimo nella gestione delle relazioni e ha una personalità contagiosa”. Mohseni è nato a Londra, dove il padre diplomatico stava lavorando. Quando Saad aveva tre anni, la famiglia fece ritorno in Afghanistan. Nel 1979 durante l’invasione sovietica il padre decide di emigrare un’altra volta. Destinazione, Australia.

THE MAKING OF AN AFGHAN SOAP OPERA. PHOTO BY LYNSEY ADDARIO FOR THE NEW YORK TIMES

Lì Saad insieme ai due fratelli e la sorella, con cui in seguito fonderà la Moby, rimarrà fino al 2002. Il padre era “un uomo severo, avaro di complimenti, generoso nelle critiche perché non crescessimo come dei giovani capricciosi e viziati” ha raccontato in un’intervista. Una volta tornati in Afghanistan -l’anno dopo la caduta dei Taleban- Saad e i fratelli decisero di mettere in piede una società che si sarebbe occupata di media ma avevano a disposizione solo 300 mila dollari. Ne servivano altri 200 mila per aprire una stazione radio. Ad aiutarli ci pensò U.S.A.I.D., l’Agenzia americana per lo sviluppo internazionale che coordina i programmi di assistenza umanitaria, che versò nei conti dei fratelli Mohseni i soldi necessari per dare avvio al business. Già durante la guerra fredda gli Stati Uniti attraverso la C.I.A avevano finanziato alcune stazioni radio che facevano contropropaganda al regime russo e la prassi è continuata anche nell’Afghanistan post Taleban. L’impero di Mohseni si è poi ingrandito con il passare degli anni: Arman, è la radio più ascoltata nel paese, Tolo Tv è seguita dal 54% della popolazione vale a dire 17 milioni di persone appassionate di “Afghan Star” (un X Factor afghano), di soap opera come “The secret of this house” dove recitano attori e attrice locali, e di news. In seguito, sono entrati nell’orbita della Moby group, una casa discografica, “Afghan Scene” un mensile di attualità su cui scrive Ahmed Rashid amico di Mohseni e massimo esperto di Taleban, un’agenzia di pubblicità, due case di produzione -una cinematografica e una televisiva-,  e due internet café. Una peculiarità delle redazioni messe su dal magnate afghano riguarda le donne: non è prevista una vera e propria quota rosa, ma nelle testate almeno il 40% è composto da giornaliste, montatrici, cameraman e addette all’amministrazione. Mohseni in poco meno di dieci anni ha creato un impero che paragonato con quelli dei suoi colleghi all’estero è una piccola provincia ( per intenderci, il costo di uno spazio pubblicitario di 30 secondi su Tolo Tv è di circa 500 dollari, quello su un canale statunitense durante il Super Bowl è di  tre milioni di dollari) che sta però offrendo agli afghani un osservatorio su un mondo altro, dove la musica è permessa, ballare non è considerato un’istigazione alla violenza sessuale, mangiare insieme (uomini e donne) – come si vede nella serie “24” tradotta dall’americano in Dari – non è un reato bensì un piacere. Per questi successi professionali, che i fondamentalisti considerano un oltraggio ai costumi islamici e alla costituzione afghana, Mohseni riceve costantemente minacce di morte ed è considerato il nemico pubblico numero uno dell’Islam. Il Murdoch afghano spende il 10% dei suoi guadagni nella sicurezza personale (Mohseni non ha mai fornito dati precisi ma ha dichiarato che Moby group incassa all’anno circa 20 milioni di dollari): gira per Kabul scortato da 3 Suv blindati e all’aeroporto quando è ritorno da qualche viaggio trova un gruppo di uomini armati con Kalashinkov AK-47 ad accogliere lui e la sua famiglia. Schietto e diretto, senza troppi giri di parole in un inglese dal forte accento australiano, Mohseni viene spesso invitato in Occidente per raccontare cosa succede in Afghanistan. La scorsa settimana si trovava a Halifax in Canada al International Security Forum dove ha dichiarato “Siamo molto nervosi in Afghanistan.  Abbiamo  l’impressione che il mondo ci stia girando le spalle (si riferisce al recente  ritiro delle truppe danesi e di quelle americane previsto a metà 2011, ndr). Questo – ha continuato il Murdoch afghano –sta regalando confidenza ai radicali che sempre di più sentono tirare aria di vittoria”. Nonostante tutte le difficoltà e i rischi, Saad Mohseni non ha nessuna intenzione di cedere ai fondamentalisti. “E’ il mio lavoro e mi piace” ripete quando gli chiedono se abbia mai pensato di spegnere i riflettori di Tolo Tv. Anzi il magnate afgano contrattacca: a luglio è stato lanciato il primo canale di notizie 24 ore su 24 e  a settembre Tolo Tv ha subito un restyling dell’ immagine con uno slogan nuovo di zecca: “Nafas e Taza” , recita la scritta, “qui si respira aria fresca”.

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: