Skip to content

DA LONDRA,”CE LA FAREMO E LO FAREMO SENZA ARMI”

febbraio 21, 2011

SUL RIFORMISTA DEL 18 FEBBRAIO 2011

“Per anni ho tentato con i miei compagni di abbattere militarmente il regime totalitario di Gheddafi ma non ci siamo riusciti. Ora però il clima è diverso, è quello giusto e grazie all’esempio dell’Egitto e della Tunisia anche in Libia cambierà qualcosa. Cambierà senza l’uso delle armi”. Ashur Shamis è stato tra i fondatori di quel Fronte nazionale per la salvezza della Libia che nel maggio 1984 a Tripoli tentò di assassinare Muammar Gheddafi. Da allora Shamis non può tornare in Libia per una taglia di un milione di dollari che fino a pochi anni fa pendeva sulla sua vita. Ora vive a Londra dove presiede il Libya Forum.

Ieri è stata la “giornata della rabbia” in Libia com’è stata chiamata su Facebook. Anche qui è crollata la cortina della paura?

Sì, grazie alle proteste in Egitto, Tunisia ma anche nello Yemen e nel Bahrein, i libici hanno preso coraggio e sono scesi in piazza. Si tratta di proteste pacifiche, la gente non ha armi, ma solo tanta rabbia per la totale mancanza di libertà e per la grave situazione economica in cui la Libia è da anni sprofondata.

Secondo l’agenzia di stampa libica Jana, ieri ci sono state anche proteste pro Gheddafi. Chi sono i sostenitori di Gheddafi, se veramente esistono?

Si tratta di manifestazioni pre organizzate e orchestrate dal regime di Gheddafi: i partecipanti vengono pagati oppure gli vengono fatti dei regali, vestiti ad esempio, e spesso sono anche minacciati. Se lei guarda le immagini di queste proteste si accorgerà che le persone indossano gli stessi abiti – camicie o sciarpe verdi, qualcuno porta il turbante-, centinaia di bandiere, tutta roba che gli viene data dal regime. E poi, osservi i loro volti, nessuno sembra convinto di quello che sta facendo ma lo deve fare perché altrimenti rischia la vita. Alcuni dei partecipanti a queste manifestazioni fanno parte dei comitati rivoluzionari, un gruppo organizzato legato al regime che possiede armi e i cui membri non sono riconoscibili perché girano in borghese. Inoltre questo tipo di manifestazioni non sono una novità. Gheddafi è spesso ricorso a questo vecchio espediente per mostrare al proprio popolo e alla comunità internazionale che gode di un ampio consenso. Nulla di più falso.

Sono in molti a essere scettici sulla caduta del Colonnello. Gheddafi è ad esempio riuscito a sopravvivere a sei presidenze americane e ad altrettante direzioni della CIA. Resisterà anche adesso?

Difficile da dire se il raìss cadrà. Gheddafi è sicuramente più debole rispetto ad anni fa e queste proteste sono per lui una faccenda nuova che non potrà ignorare. In qualche modo dovrà prenderle in considerazione: dovrà modificare la struttura politica, economica e sociale del Paese. Le cose possono cambiare, nonostante molti, anche tra gli arabi, siano convinti del contrario soprattutto perché numericamente i libici non rappresentano una forza come nel caso degli egiziani (la Libia conta 6 milioni di persone, l’Egitto 85 milioni, ndr).

Ma in Libia ci sono sempre state manifestazioni contro il regime. Il 17 febbraio di cinque anni fa, a Benghazi, la polizia uccise i manifestanti che protestavano davanti al consolato italiano.

Sì, certo, ma la grande differenza con i fatti del 2006 è che oggi le immagini di queste proteste vengono diffuse dai canali satellitari come Al Jazeera e la BBC e sono accessibili a tutti, soprattutto a coloro che vivono al di fuori della Libia. In più l’atmosfera generale nel Maghreb e nel Medio Oriente è cambiata, ci sentiamo tutti più vicini. In questo senso si sta aprendo per il mondo arabo una nuova era.

David Cameron, Angela Merkel, Barack Obama ad un certo punto hanno tutti espresso la loro solidarietà al popolo egiziano. Nonostante i legami economici con Gheddafi si aspetta parole di conforto dai grandi leader occidentali?

Le persone in Libia stanno tentando di fare arrivare questo messaggio all’Europa e agli Usa. Ci aspettiamo che gli europei ci sostengano. Ad un certo punto, se le proteste andranno avanti, i grandi del mondo saranno costretti a fare delle dichiarazioni in merito e sono certo che saranno parole di supporto per i libici, non per Gheddafi.

Advertisements
One Comment leave one →
  1. febbraio 25, 2011 12:06 pm

    La rivoluzione araba sta diventando globale
    Sono già cominciati gli scontri in Corea del Nord

    http://wp.me/p19KhY-eb

    un saluto,

    Matteo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: